Debiti, casa pignorata, tre figli da mantenere e, soprattutto, vecchie ruggini legate al mancato pagamento di straordinari e altre competenze. Nella mente di Efisio Mereu il sequestro di Alessandro Podda avrebbe sistemato conti e rancori. E se il padre dell'ostaggio, il patriarca Ferruccio, non avesse pagato, beh, allora vuole ucciso, che cazzo fai. Così, senza pietà.
Il progetto di rapire il datore di lavoro non era un episodio occasionale nella vita di un incensurato «ma l'espressione di una profonda e irreversibile scelta delinquenziale». Altrimenti non avrebbe pianificato per mesi il prelievo. E non avrebbe detto sì all'attentato contro una donna che neanche conosceva solo per dimostrare a Niveo e Gianfranco Batzella che ci sapeva fare.
Il gip Giorgio Altieri si sofferma sulla pericolosità del dipendente del caseificio Podda nel motivare il carcere. E poco vale che lo stesso Mereu (difeso da Francesco Iovino) dopo la pubblicazione della notizia sul progetto di sequestro del re del formaggio si fosse presentato dai carabinieri in piena crisi di coscienza. Sì, perché disse molto di quel progetto criminale ma non tutto. Per esempio sorvolò sulla sua sete di vendetta per questioni retributive, sottolineando invece i suoi buoni rapporti con la famiglia Podda.
I DIALOGHI In una conversazione captata da una microspia il 6 febbraio 2012 durante un sopralluogo davanti alla casa della vittima designata, Gianfranco Batzella e Mereu parlavano di un martello per sfondargli il vetro del finestrino a volte non si chiuda dentro...ma una volta che gli punti la pistola già ne esce...la cosa più sicura sarebbe trovare un furgone alto mentre fa la manovra e aspetta ma lì noi dobbiamo perdere massimo 40/50 secondi...perché una volta che apri i portelloni...come lui vede le armi, vede persone incappucciate....la prima cosa che bisogna fare è prenderlo, immobilizzargli le braccia, perché ti spiego...tanta gente nel telefonino ha un numero collegato con la polizia o i carabinieri... .
IL RISCATTO Ma c'è pure dell'altro: Mereu aveva informato i suoi complici delle disponibilità economiche dei Podda. Quando Gianfranco gli chiese se fosse sicuro che quelli hanno soldi in nero che non possono dichiarare , Mereu rispose: certo che li hanno, hanno i conti personali, ne hanno di soldi, e i conti personali possono prenderli quando cazzo vogliono. Hanno le cassette di sicurezza, i soldi in nero non li mettono nel loro conto. E via perfino con le cifre: sette milioni di euro. Circostanze e numeri di cui parlava Mereu, senza riscontro. Non solo: Mereu sosteneva che Ferruccio Podda non si sarebbe rivolto alla Polizia e avrebbe pagato il riscatto senza dire nulla a nessuno perché in passato la famiglia aveva già temuto un sequestro e il capostipite si sarebbe lamentato del fatto che i parenti avessero avvertito le forze dell'ordine invece di consentirgli di risolvere la questione in poche ore col pagamento del riscatto. Parole in libertà.
L'INTERMEDIARIO E comunque, Mereu dopo il sequestro si sarebbe dovuto proporre come mediatore tra i banditi e i Podda. A questo proposito, nella conversazione del 6 febbraio 2012, Gianfranco Batzella (difeso da Alessandro Melis) gli disse come avrebbe dovuto muoversi: lo devi convincere che ti fidi di lui per prendere i soldi, gli dici “muoviti perché ti devi muovere... perché hai 48 ore di tempo e mi hanno detto già che ti devi muovere”, lasciagli recuperare i soldi, quando ti richiama per darti i soldi davanti a lui lo acchiappi, lo controlli se ha cellulari, prendi i soldi insieme a lui, vai in un posto con lui sulla tua macchina, nell'ufficio lo porti in una stanza, lo puoi chiudere a chiave, vi chiudete a chiave e controllate i soldi, gli dici “non si offenda ma devo controllare i soldi perché io me ne devo andare coi soldi controllati perché mi hanno detto che se va male qualche cosa prima sparano a suo figlio poi ci passa la mia famiglia”. Se non vuole pagare tu lo richiami e gli dici “come faccio con la famiglia, mi sparano la famiglia” . Nel ripasso generale Gianfranco ricordava a Mereu anche di sistemare sulla sua macchina uno dei biglietti di finte minacce preparato da Niveo e lo ammoniva su come avrebbe dovuto sottolineare che qualcuno aveva sparato contro il suo cancello. In realtà si trattava del trucco pensato dai Batzella per far credere a Ferruccio Podda che Mereu stava rischiando la vita per il suo ruolo da mediatore nel sequestro.
LA RINUNCIA Se tutto è saltato all'ultimo minuto è stato solo grazie ai carabinieri che stavano intercettando i Batzella, indagati per altri gravi reati. Mereu si era accorto delle forze dell'ordine ed era sparito. Poi, quando Gianfranco Batzella era andato a cercarlo a Sestu, aveva visto sul balcone della sua casa una scopa con le setole verso l'alto e l'insegna da gommista accesa. Era un segnale concordato: troppi controlli, non si poteva fare. Così, dopo aver rinunciato a prelevare la nuora di Ferruccio Podda nello stabilimento di Sestu perché nella vicina Mediaworld c'era una telecamera circolare che riprendeva il caseificio, hanno archiviato anche l'ipotesi di rapire il figlio. Troppo tardi, però, per farla franca: per il pm Rossana Allieri il gruppo era pronto a entrare in azione con un quarto complice rimasto nell'ombra. Di lì l'accusa di tentato sequestro.
Maria Francesca Chiappe
