È illegittima la norma regionale che esclude dalla Valutazione di impatto ambientale (Via) la realizzazione degli impianti eolici fino a 60 kilowatt in contrasto con le disposizioni del decreto legislativo 152 del 2006, il cosiddetto Codice ambientale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza con cui ha bocciato la legge della Regione Sardegna che esimeva gli impianti eolici fino a 60 kw dall'obbligo di sottoporli alla procedura di valutazione di impatto ambientale.
La norma regionale prevedeva che «gli impianti eolici con potenza complessiva inferiore o uguale a 1 MW sono sottoposti alla procedura di verifica di assoggettabilità alla procedura di valutazione di impatto ambientale prevista dal decreto legislativo n.4 del 2008, articolo 20. Gli impianti eolici con potenza complessiva inferiore o uguale a 60 kW sono considerati minieolici e non sono assoggettati alle procedure di valutazione di impatto ambientale».
La Corte, nel dichiarare l'illegittimità della normativa regionale, ha ribadito invece che «l'obbligo di sottoporre qualunque progetto alla procedura di Via attiene al valore della tutela ambientale», di competenza esclusiva dello Stato.
L'interpretazione della Corte dà continuità alle precedenti pronunce, nel rispetto dell'articolo 117, secondo comma, (lettera s), della Costituzione che annovera la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali nelle materie di competenza esclusiva dello Stato.
In previsione del pronunciamento della Corte, la Sardegna aveva rivisto la norma, con legge 17 dicembre 2012, la numero 25 con la quale ha stabilito che se è obbligatoria la partecipazione del Ministero dei beni culturali al procedimento autorizzatorio, tutti gli impianti eolici sono obbligati a sottoporsi alla procedura di Via, a prescindere dalla soglia di produzione. L'obiettivo della Regione è quello di investire sull'eolico per incrementare il reddito delle aziende agricole, incentivando la costruzione di pale eoliche in 300 imprese private sarde, attraverso un fondo di garanzia della Sfirs. I mini impianti, secondo quanto previsto, avranno un massimo di potenza pari a 60Kw (produzione di energia che può garantire circa 40mila euro all'anno) per le aziende agricole singole e fino ai 200 Kw per le imprese agricole aggregate. Ognuno costerà tra i 250 e i 300mila euro. Le torri da 60 Kw saranno alte 20 metri, e le pale avranno una lunghezza di 8. Numeri che chiaramente vanno a crescere per gli impianti da 200 Kw.
