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L'unione sarda. «Stato patrigno, nega la nostra autonomia»

LE REAZIONI. Appello ai parlamentari

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L'impugnazione della legge sul taglio dell'Irap alle imprese sarde apre un nuovo fronte di lotta con il governo e, tra le forze politiche, c'è chi grida all'autonomia tradita e chi lancia un Sos ai parlamentari, perché si facciano portavoce a Roma delle istanze che arrivano dall'Isola.
«I parlamentari sardi presentino subito un emendamento al decreto “del fare” per modificare l'articolo 10 dello Statuto sardo, che aprirebbe la strada alla possibilità di ridurre l'Irap», attacca Pietrino Fois , presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, che annuncia anche di voler convocare a Cagliari un incontro con deputati e senatori. Per il vicepresidente del Consiglio regionale Michele Cossa , è stato impugnato «il primo significativo provvedimento di natura non assistenzialistica a sostegno delle imprese».
Di «Stato patrigno» parla la presidente del Consiglio Claudia Lombardo : «Non solo lo Stato ci ha riconosciuto in ritardo le nuove entrate previste dall'articolo 8 dello Statuto, ma di fatto», aggiunge Lombardo, «ha messo la Sardegna nelle condizioni di non poterle spendere a causa della mancata modifica del tetto del Patto di Stabilità, con gravi conseguenze e danni per l'economia sarda. E ora come se non bastasse, non ci dà neppure la possibilità di concedere una boccata di ossigeno alle imprese», riconoscendo «l'autonomia della Sardegna soltanto quando è funzionale alla tutela dei propri interessi».
Insorge anche l'opposizione, che tra l'altro aveva promosso il provvedimento, poi accolto dalla giunta e inserito nella finanziaria. «Dobbiamo resistere e rispondere a muso duro sul piano politico e giurisdizionale perché sulla materia della fiscalità regionale dobbiamo riprenderci un po' di sovranità», spiega l'esponente del Pd Gian Valerio Sanna , uno dei fautori della riduzione dell'Irap. «Già la motivazione mi sembra abbastanza fragile e tale da indignarsi», spiega il consigliere regionale, «la norma, a mio parere, non è in contrasto con la legislazione nazionale, che sappiamo leggere bene, ma non incide neppure sulle casse statali e per giunta ha la necessaria copertura finanziaria».
Per il segretario del Psd'az Giovanni Colli , il governo fa così prevalere «il formalismo della legge sulla necessità di abbattere la pressione fiscale per consentire la ripresa economica ed evitare il fallimento delle imprese». L'esponente sardista denuncia «l'ennesima negazione della nostra autonomia fondata su una burocratica interpretazione della legge» e chiede l'immediata riscrittura del patto con lo Stato. Sul fronte delle imprese, infine, si spera che «si possa modificare in tempi brevi l'articolo 10 dello Statuto in materia fiscale: non possiamo pensare a uno scenario differente da questo», ha spiegato il presidente di Confcommercio Sardegna, Agostino Cicalò . ( Red. ec. )

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