Il governo impugna il taglio dell'Irap per le imprese sarde, deciso dal Consiglio regionale ed esplode una nuova guerra tra Cagliari e Roma. Il governatore Ugo Cappellacci qualche avvisaglia l'aveva avuta da Roma e aveva dunque già preparato un piano B per arrivare al risultato di dare un po' d'ossigeno alle imprese sarde, sempre più in difficoltà per la crisi. E in ogni caso, precisano dalla Regione, fino a che non si pronuncerà la Corte costituzionale, le aliquote Irap sono quelle fissate dalla legge finanziaria.
IL GOVERNO Il consiglio dei ministri, dunque, ha deciso ieri, su proposta del responsabile degli Affari regionali Graziano Del Rio, di chiedere una pronuncia della Corte costituzionale sulla legge finanziaria della Regione «in quanto contiene disposizioni in contrasto con l'articolo 117, secondo comma, lett. e), e terzo comma della Costituzione». In sostanza, l'articolo stabilisce che la potestà legislativa, sui tributi, spetti allo Stato. Da qui l'impugnazione del provvedimento che riduce la tassazione sull'imposta regionale sulle autorità produttive. Anche perché, aggiunge il governo, la norma va censurata dalla Consulta in quanto «la normativa statale non consente una così ampia manovrabilità delle aliquote Irap perché la modifica delle aliquote, di fatto, è riconosciuta alle Regioni a statuto speciale con esclusivo riferimento alle nuove iniziative produttive». Le leggi statali, infatti, prevedono che solo le Regioni ricadenti in zone disagiate, tra le quali anche la Sardegna, possono avere la facoltà di modificare l'aliquota Irap, fino ad azzerarla, nonché di disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni, ma «unicamente con riferimento alle nuove iniziative produttive».
LA REGIONE Una tesi che evidentemente non piace all'amministrazione regionale guidata da Ugo Cappellacci che, accogliendo una proposta dell'opposizione, aveva pensato di ridurre del 70% le aliquote Irap (portandole dal 3,9% all'1,17% per le aziende). Una decisione peraltro sostenuta dall'intero Consiglio regionale, visto che venne votata all'unanimità .
La soluzione, tuttavia, è già sul tavolo del presidente della giunta e dell'assessore della Programmazione Alessandra Zedda, che hanno immediatamente inserito la questione in una nuova richiesta formale da discutere all'interno della più ampia vertenza con lo Stato, aperta dopo la manifestazione del 24 giugno a Roma, proprio per difendere l'autonomia impositiva della Regione. E il governo avrebbe fatto intravedere qualche spiraglio. «Abbiamo aperto un confronto con il governo sulla modifica dell'articolo 10 dello Statuto sardo e l'esecutivo ha assunto l'impegno di proporre la modifica al primo provvedimento utile: in questo modo la questione oggetto del ricorso, fondata o no, sarebbe comunque superata e il ricorso verrà ritirato», ha annunciato Cappellacci. In sostanza, in questo modo verrebbe comunque ampliata l'autonomia impositiva della Regione, superando il problema.
L'AUTONOMIA «Difenderemo la riduzione dell'Irap sancita con la finanziaria regionale», ha aggiunto Cappellacci, spiegando che «sul punto le competenze della Sardegna non solo sono chiare e non possono subire limitazioni, ma debbono essere ampliate». Cappellacci, peraltro, ha invitato i parlamentari sardi a creare un fronte comune per imprimere un'accelerazione anche con la presentazione della stessa proposta. «È un passaggio fondamentale per dare alla nostra Regione il diritto di decidere la propria politica fiscale» e «compensare gli svantaggi derivanti dall'oggettiva condizione di insularità ».
In ogni caso, assicura l'assessore Alessandra Zedda, «si deve seguire la norma in vigore fino a che non dovesse intervenire una diversa indicazione da parte della Consulta, pertanto le imprese sarde devono continuare a pagare ai fini Irap con le aliquote fissate dalla finanziaria regionale». ( Red. ec. )
