di LUCA TELESE
Sembra davvero che le prossime elezioni regionali sarde saranno decise dalla grande questione della Zona franca. Il fatto curioso è che ad esserne convinti, paradossalmente, sono soprattutto coloro che si oppongono all'idea di questa enorme franchigia fiscale. L'esempio più lampante, forse è una felicissima (ma impotente) battuta del segretario del Partito democratico sardo, Silvio Lai - uno dei più grandi nemici della proposta - che ha riassunto il problema politico che ne deriva in una sintesi folgorante: «Noi del centrosinistra abbiamo perso la campagna elettorale delle elezioni politiche nazionali contro un programma di tre lettere: Imu. E adesso rischiamo di perdere la campagna elettorale delle regionali contro un programma di due parole: Zona franca».
Vero, verissimo. Da quando gli autonomisti, i comitati del popolo delle partite Iva e i gruppi che hanno animato la rivolta anti-Equitalia, hanno lanciato l'idea di trasformare l'intera isola in una immensa "No tax area", partendo dal varco lasciato aperto da una vecchia norma (quella che consentiva di creare delle piccole enclave fiscali in prossimità dei porti) l'idea ha conquistato il centro del dibattito politico, polarizzando la scena tra favorevoli e contrari.
DUTY FREE Partendo dall'essere poco più che una "Duty free area", insomma, il progetto dei comitati di Zona franca, si è trasformato in una palla di neve che trascina intorno a se la proverbiale valanga, diventando strada facendo molto più radicale e ambizioso. La Zona franca è un'idea che divide, ovviamente, ma che riesce anche ad apparire seduttiva e accattivante: raccoglie insperati consensi popolari, ed è diventata una questione ineludibile per tutti da quando il governatore del centrodestra, Ugo Cappellacci, ha deciso di sposarla, risollevando subito le sue quotazioni nei sondaggi, (riservati e non) sul voto.
L'idea dei comitati, ripresa da Cappellacci, infatti, è quella di trasformare l'intera regione Sardegna in un luogo in cui non si pagano più imposte fiscali sulle merci. Che cosa seduce della proposta? L'aspettativa miracolistica, alimentata dai suoi sostenitori secondo cui, costando tutto il 20% in meno ci sarebbe una esplosione dei consumi, sia quelli legati al mercato della domanda interna, sia quelli legati all'indotto del turismo. Con questo regime - spiegano - si produrrebbe un enorme effetto-calamita, che spingerebbe migliaia di persone a comprare e spendere nella patria dei quattro mori.
La proposta raccoglie sorprendenti consensi trasversali in categorie diversissime, tra i disoccupati del Sulcis e di Porto Torres, ma anche nel ceto medio commerciale colpito dalla crisi, e soprattutto conquista simpatie tra gli elettori tradizionali della sinistra. Ciò che non convince gli scettici, invece, è l'idea, ad esempio, che verrebbero a mancare dall'oggi al domani, due miliardi di gettito Iva che attualmente resta quasi del tutto sul territorio, e servono per coprire - ad esempio - il costo dell'intero sistema sanitario sardo. Di quanto dovrebbero aumentare i fatturati per coprire un tale buco? Cito ancora il senatore Lai: «Immaginate l'effetto della no tax area in Costa Smeralda: servirebbe a non far pagare l'Iva sullo champagne agli sceicchi. Un bel progresso, vero?». Sono istintivamente d'accordo con lui, ma intanto la Zona franca raccoglie sostenitori imprevisti in tutta Italia, anche in molte aree economicamente depresse: in Campania, Calabria, Puglia, c'è chi pensa che, se riesce in Sardegna, può funzionare anche nel meridione colpito dalla crisi. «Mi sono ritrovato - mi ha raccontato stupito Giorgio Airaudo, ex dirigente Fiom e deputato indipendente di Sel - con coordinatori di circoli campani che mi chiedevano di prendere posizione pubblica a favore della Zona franca. Gli ho risposto: “Siete matti?” E rinunciate anche ai benefici della fiscalità generale? L'idea che si possa uscire da questa crisi con una ricetta magica - osserva Airaudo - è senza senso: ma guadagna terreno con grande rapidità, anche a sinistra, e diventa uno slogan da pifferai magici».
LE RAGIONI DEL NO A me, tutto questo dibattito fa venire in mente un altro problema. Che il centrosinistra è bravissimo nel declinare le ragioni del no e della critica, a far di conto con occhio realistico, ma anche che - in Italia come in Sardegna - il successo della Zona franca rende visibile la sua difficoltà principale: quella di dire sì e di saper scegliere progetti alternativi. Quale era lo slogan di Pierluigi Bersani? “Smacchiare il giaguaro”? Una battuta. “Creare lavoro?”. È come non dire nulla. E allo stesso modo: Cosa vuole fare la sinistra nel Sulcis? Mistero. In quante lettere su può tradurre il suo programma sull'Alcoa? Il centrosinistra vuole vendere? Comprare? Nazionalizzare? Anche desolforare, in fondo conta solo undici lettere: ma bisognerebbe capire se quella è la strada. A Nuraxi Figus bisogna catturare il C02 per salvare le miniere? A Portoscuso bisogna continuare a produrre l'alluminio più pregiato d'Europa abbassando il costo dell'energia? Oppure narcotizzare tutto con la cassa integrazione in attesa della fine? Mi ha colpito il racconto che la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, mi ha fatto della sua visita nel Sulcis. Era rimasta molto impressionata da una dipendente della miniera, laureata in ingegneria, che ha ideato il brevetto della cattura del Co2 e lo sostiene - mi diceva la segretaria della Cgil «con passione e convinzione magnetica». Ma poi, questa passione, arriverà al tavolo delle soluzioni quando governo e Regione decideranno? Ci sarà qualche deputato di Sel o del Pd che quella passione ce la porta? Mi pare di no. Sono convinto che il piano Sulcis pensato dal ministro Fabrizio Barca sia pieno di cose interessanti (compresa una nuova centrale elettrica) ma conta molto di più, nell'immaginario collettivo, il fatto disonorevole che il governo Monti abbia abbandonato il campo fuggendo in elicottero. I sardi non si fidano di chi scappa (e nel caso di Monti hanno ragione). Le idee camminano sulle gambe delle classi dirigenti, e oggi in Sardegna sembra che le prime non incontrino le seconde (e viceversa). Ho paura che la Zona franca possa vincere, come la trovata dell'Imu, non solo per le sue potenzialità di sintesi alfabetica: ma perché rappresenta una scelta netta che ha trovato gambe con cui correre.
