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L'unione sarda. I sovranisti sotto esame

Oggi il centrosinistra valuta l'alleanza con il Partito dei sardi: intesa probabile, ma ci sono dubbi su Maninchedda alle primarie

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Vada per il sovranismo, qualsiasi cosa sia: salvo sorprese il centrosinistra aprirà le porte al Partito dei sardi, o come vorrà chiamarsi l'area “ManinSedda” che si è presentata ufficialmente due giorni fa ad Abbasanta. Forse la coalizione darà l'assenso già stamattina, nel vertice convocato per le 10 in via Emilia, sede cagliaritana dei democratici.
I SARDISTI Più difficile che arrivi un'apertura al Psd'Az, che pure - secondo alcune voci - starebbe per fare rotta verso Pd e dintorni. Sabato 27 il consiglio nazionale farà il punto sulle alleanze: non ci sono conferme ufficiali, ma il presidente Giacomo Sanna potrebbe proporre il dialogo col centrosinistra (e c'è chi ipotizza un sostegno a Francesca Barracciu per le primarie).
Forse però è troppo tardi: il distacco da Cappellacci, a detta di parte dell'opposizione, è avvenuto fuori tempo massimo. Decisivo sarebbe stato il voto di fiducia al governatore dato il 13 febbraio scorso, quando passò all'opposizione Paolo Maninchedda, ormai di fatto un ex del Psd'Az.
L'AREA SOVRANISTA L'unico problema, per l'accordo tra il centrosinistra e il Partito dei sardi, può sorgere sulle primarie per la leadership: i sovranisti vogliono partecipare, probabilmente con lo stesso Maninchedda, motore del movimento insieme a Franciscu Sedda. Ma più d'uno nel centrosinistra non accetta candidati che abbiano avuto ruoli di rilievo nella maggioranza di Ugo Cappellacci.
Non è un cruccio che alberga solo nel Pd: «Siamo favorevoli all'apertura verso i movimenti indipendentisti e sovranisti», fa sapere da Sel Francesco Agus, «però per noi i candidati alle primarie devono provenire, in modo inequivocabile, dal centrosinistra». Non per questioni di dna politico, «ma perché chi aspira al ruolo di candidato governatore dev'essere poi in grado, se vince, di fare sintesi e rappresentare tutti».
I dubbi di Sel pesano, anche perché non risentono di alcune rivalità localistiche del Pd verso Maninchedda. La linea della segreteria democratica, comunque, è più prudente. Silvio Lai ha caldeggiato una norma, nel codice etico, che in effetti richiede, per i candidati, l'appartenenza al centrosinistra: ma con una formula non troppo restrittiva.
I ROSSOMORI Del resto, lo stesso Lai - con Antonello Cabras, assente ad Abbasanta solo per un imprevisto - da tempo lavora in silenzio al rapporto con l'area ManinSedda, e vuole sminare il terreno da veti assortiti. Che non mancano: il presidente dei Rossomori Gesuino Muledda, per esempio, ricorda che il suo partito parlava di sovranismo già cinque anni fa. «Ora ne parlano tutti, possiamo dire di aver vinto», però «Maninchedda pretende di parlare a nome di un partito che non c'è e continua a stare in un partito che c'è. E a determinarne gli organismi».
I NOMI A parte l'ipotesi Maninchedda, dopo il ritiro di Renato Soru (e di Lai) nel Pd restano probabili le candidature alle primarie di Francesca Barracciu e Gianfranco Ganau. Ma per adesso l'unico sicuramente in corsa resta il presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu. Come esterni al Pd continua a circolare il nome di Franco Siddi, segretario nazionale della Federazione della stampa. Ma potrebbero arrivare indicazioni anche dagli altri partiti della coalizione.
Non pensa invece alle primarie il deputato del Centro democratico Roberto Capelli: «Ma nessuno mi provochi con argomentazioni faziose», avverte lui in una nota, riferendosi ai filtri contro chi ha un passato nel centrodestra. «Il nostro partito è a pieno titolo una delle tre componenti nazionali del centrosinistra, e coi suoi pochi ma pesanti voti ha consentito la vittoria alle Politiche». Perciò «piccole frange del Pd non pensino di costruire argini all'allargamento della coalizione con veti pretestuosi, anacronistici e suicidi».
Giuseppe Meloni

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