Il bello del centrosinistra è che ci puoi trovare sempre la risposta che cercavi: però anche il suo contrario. Specie se la domanda è: Paolo Maninchedda può candidarsi alle primarie del 29 settembre? «Certamente», risponde il segretario dell'Upc Enrico Piras, dopo il vertice di coalizione a Cagliari: «Abbiamo deciso di escludere chi ha avuto nel centrodestra incarichi di direzione politica. Maninchedda è stato presidente di commissione, quindi un incarico istituzionale, elettivo».
Bene, tutto chiaro. Almeno finché la stessa domanda non viene rivolta a Francesco Agus, del coordinamento di Sel: «I ruoli ricoperti da Maninchedda rientrano tra quelli per cui, nel regolamento appena approvato, si esclude la candidatura alle primarie. Uno come lui può legittimamente candidarsi al Consiglio, ma non a rappresentare un'intera coalizione».
L'INTESA Non è una questione di lana caprina, ma un dettaglio che può far funzionare o naufragare l'alleanza tra il centrosinistra e l'area sovranista. Alleanza che, per il resto, è sostanzialmente già fatta.
Ieri il vertice tra i leader, definendo le ultime regole in vista delle primarie, ha fissato per lunedì prossimo l'incontro col Partito dei sardi. Ma Pd e alleati sono tutti d'accordo per accogliere la nuova area ManinSedda. L'unico ostacolo può essere appunto la candidatura alle primarie del consigliere regionale ex sardista (l'espulsione ufficiale dai Quattro Mori è arrivata proprio ieri, firmata dal presidente Giacomo Sanna). Nella versione finale del regolamento, approvata nel summit cagliaritano, c'è una norma che esclude chi proviene dal centrodestra. Ma le interpretazioni divergono.
PARERI OPPOSTI L'articolo 4, ultimo comma, affida ai garanti (esperti di diritto che verranno indicati dai partiti) il compito di escludere i «noti dirigenti o ispiratori o iscritti» a partiti «alternativi» al centrosinistra. Ma anche «coloro che, a vario titolo, hanno rivestito ruoli politici di direzione nella maggioranza di centrodestra».
Maninchedda è stato eletto presidente della commissione Bilancio, e poi di quella per le Riforme. Sono «ruoli politici di direzione»? «No, incarichi istituzionali», ribatte Enrico Piras, «ottenuti con un'elezione e non per una nomina», come è invece il caso degli assessori o di chi guida un ente regionale.
A pensarla diversamente non è solo Sel: il vicesegretario Idv Salvatore Lai esprime «soddisfazione per l'unanime no alla candidatura alle primarie di esponenti in qualsiasi modo legati al centrodestra», pur senza «pregiudiziali personali verso Maninchedda». Niente interpretazioni regolamentari dal Prc, ma il coordinatore fa un ragionamento articolato: «Il sovranismo è già un tratto qualificante della coalizione. Aprirsi al confronto con altre forze sovraniste e pure indipendentiste può costituire un arricchimento. Ma purché non si allarghi a operazioni caratterizzate da trasformismo e trasversalismo».
IL PD Sarà decisivo il punto di vista del Pd: ma i commenti del segretario Silvio Lai non vanno oltre la «piena soddisfazione» per aver chiuso il lavoro preparatorio delle primarie. Un indizio può essere la sintonia spesso registrata tra Piras e Lai, che per altro ha sempre preferito gli accordi politici ai veti imposti a colpi di regolamento.
Il dilemma comunque andrà risolto prima dell'annunciato confronto di lunedì 29 con l'area sovranista. Sabato scorso, ad Abbasanta, Franciscu Sedda era stato chiaro nel dire che il Partito dei sardi è interessato a partecipare alle primarie, e non accetterebbe bocciature preventive sui singoli nomi.
LE REGOLE Sovranisti a parte, il centrosinistra ha fissato all'8 agosto la presentazione delle candidature per le primarie (e il 9 i garanti indicheranno quelle inammissibili). I candidati depositeranno, entro il 2 settembre, un minimo di 5.000 e un massimo di 5.500 firme, raccolte in tutte le Province: non più di 1.600 a Cagliari e Sassari, non meno di 550 da Nuoro, Oristano e Olbia-Tempio, non meno di 200 nelle altre. Ballottaggio il 6 ottobre, se nessun candidato supererà il 40% al primo turno.
Giuseppe Meloni
