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L'unione sarda. Condannati 23 anni dopo

Mauro Niola e Sandro Pireddu uccisero con un colpo di pistola Paolo Atzeni durante un tentativo di rapina all'interno del Jolly

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L'omicidio senza colpevoli di Paolo Atzeni, ucciso il 7 dicembre 1990 da un proiettile che gli aveva centrato la testa durante la rapina al suo market di Pula, si risolve in un pomeriggio piovoso del 22 luglio 2013. Dopo quasi tre anni di indagini e processo, che seguivano altri due decenni di inchiesta sfociati nel nulla, una famiglia rassegnata a dover piangere il proprio marito e padre senza sapere a chi imputare una tale disgrazia ora sa chi sono i responsabili. Alle 14,30 di ieri il giudice per le udienze preliminari Giuseppe Pintori entra nella stanza al terzo piano del Palazzo di giustizia di Cagliari, chiude la porta (l'udienza si svolge a porte chiuse) e davanti al pubblico ministero Alessandro Pili, agli imputati, ai parenti della vittima e allo schieramento di avvocati legge il dispositivo della sentenza: 30 anni di carcere per Mauro Niola, 18 per Sandro Pireddu. Sono stati loro a studiare il colpo, preparare auto e armi, appostarsi nei pressi del locale alla periferia del paese, entrare dal retro all'orario di chiusura e scappare dopo aver esploso il colpo di pistola mortale rinunciando ai 12 milioni di lire custoditi nelle casse.
L'INCHIESTA Atzeni aveva 37 anni: giovane e di carattere, aveva reagito all'aggressione firmando la sua condanna a morte. Aveva lasciato una vedova e due figli piccoli, mentre degli assassini non era stata trovata più traccia. Scomparsi. Fino all'alba del 2010, quando la pervicacia di un magistrato e dei carabinieri del Nucleo investigativo avevano imboccato la pista giusta. La svolta iniziale era arrivata grazie a un passamontagna trovato a pochi metri dall'auto usata per la rapina e data alle fiamme la sera stessa: la tecnologia a disposizione dei Ris tre anni fa aveva consentito di ottenere risultati che vent'anni prima sarebbero stati impossibili solo da ipotizzare. Così le analisi sulle tracce del dna ricavato da quel vecchio indumento erano state confrontate con quelle delle tre persone finite nel registro degli indagati a febbraio di quell'anno: Niola, Pireddu e Roberto Orrù, terzo uomo della banda, che al tempo della rapina non aveva ancora compiuto la maggiore età (è stato già giudicato dal Tribunale dei minorenni). In quegli anni si frequentavano assiduamente, secondo la ricostruzione degli investigatori, e si spostavano nei diversi centri della provincia alla ricerca di qualche buona possibilità. Si erano già resi protagonisti di alcune scorribande e quel market era la rivendita più grande (se non l'unica) di Pula, dunque gli incassi dovevano per forza superare di gran lunga quelli degli altri esercizi commerciali del paese. In effetti le analisi avevano confermato che i dati estrapolati dal cappuccio erano compatibili con quelli di Orrù. Che a quel punto era finito in carcere.
LA CONFESSIONE La seconda decisiva accelerata verso la soluzione era giunta un anno dopo con la confessione di quest'ultimo, seppur travagliata e ondivaga, davanti al pubblico ministero dei minori Anna Cau. Una prima versione, poi una seconda nell'incidente probatorio col gip nell'inchiesta sui due complici: lui aveva ideato il colpo - aveva detto - ma a sparare era stato Niola. Pireddu faceva il palo. Quasi una sentenza. Quella vera però è arrivata ieri.
Andrea Manunza

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