Maninchedda come Renzi: bersaglio di veti che potrebbero danneggiare chi li pone. Cioè il centrosinistra. Il paragone (interessato, certo) è di Franciscu Sedda, che insieme a Paolo Maninchedda ha appena bussato alla porta della coalizione col neonato Partito dei sardi. Davanti all'ipotesi di uno stop alla candidatura del consigliere regionale ex sardista alle primarie, Sedda avverte: sarebbe «un'irricevibile posizione anti-democratica e suicida».
Insomma, resta frizzantino il campo del centrosinistra, mentre si avvicina la data dell'ufficializzazione delle candidature per la leadership (8 agosto). Per ora è in campo solo Roberto Deriu, ma i possibili concorrenti sono tanti. L'operazione “Convergenza totale” auspicata da una parte del Pd non decolla: e questo, dice una voce che ieri è girata con insistenza, potrebbe persino indurre un ripensamento di Renato Soru.
IL PARTITO DEI SARDI «Il centrosinistra sardo - dice Franciscu Sedda - deve guardarsi dal ripetere con Maninchedda l'errore fatto dal centrosinistra italiano con Renzi, tacciato di collusioni con la destra». Specie ora che il Pd governa insieme al Pdl.
L'ex leader di Progres «prende atto con favore dell'apertura a un confronto con la nostra formazione». Ma a questo punto «solo la comune volontà di sconfiggere il centrodestra e la conservazione» può delimitare i confini dell'alleanza e i nomi «che ciascuno decide liberamente di candidare. Capiamo che il successo della manifestazione di Losa e la diversità che esprimiamo possa spaventare qualcuno», aggiunge Sedda: ma «non si vince stringendo il campo del consenso possibile».
INDIPENDENTISTI Nel definire «irricevibili» eventuali veti, Sedda lascia capire che la conseguenza potrebbe essere la fine di un'alleanza neppure nata. Lo stesso Maninchedda, sul suo blog, scrive che «dinanzi ai veti, ci si saluta». L'incontro tra il centrosinistra e il Partito dei sardi è fissato per lunedì 29, ma le diplomazie lavoreranno anche nei prossimi giorni per chiarire la questione prima di quella data.
Si tratta di capire (o forse di decidere) se l'esclusione dalle primarie di chi ha avuto ruoli di «direzione politica» nel centrodestra valga solo per leader di partito e assessori regionali, o anche per chi abbia presieduto commissioni consiliari (com'è il caso del professore appena espulso dal Psd'Az).
Oltre all'area sovranista, il centrosinistra potrebbe incontrare anche altre forze indipendentiste: si parla di contatti con Irs di Gavino Sale, o Sardigna libera di Claudia Zuncheddu. Ma finora non ci sarebbero mosse ufficiali. Nessun dialogo invece con Progres, che chiede a Michela Murgia di guidare una coalizione con liste civiche non necessariamente indipendentiste: la scrittrice scioglierà la riserva il 3 agosto a Nuoro.
IL PD A proposito di diplomazie, quelle dei democratici non stanno sfoltendo il campo dai probabili aspiranti governatori. Restano elevati i consensi su Francesca Barracciu e Gianfranco Ganau. In una gara molto frammentata, potrebbe comparire anche un ex Ppi. E poi c'è un'ampia area, trasversale alle sigle ufficiali, che insiste sul leader nazionale del sindacato dei giornalisti, Franco Siddi.
Non è lo scenario di pacificazione auspicato da Renato Soru e Silvio Lai, quando venerdì scorso hanno annunciato alla direzione del Pd la rinuncia alle primarie. Tanto che ieri è circolata insistente la voce di un Soru che potrebbe invece riproporsi, se il suo passo indietro rimanesse isolato.
Certo, può essere anche una tattica per spaventare alcuni potenziali candidati. In effetti però l'ex governatore aveva spiegato il suo gesto proprio nell'ottica di una convergenza generale. Secondo altre indiscrezioni, lui non vorrebbe candidarsi ma trovare un nome nuovo, magari giovane e fuori dal club dei soliti noti della politica. Pare, ma non ci sono conferme, che la sua area abbia fatto un sondaggio con Giovanni Razzu, 38 anni, economista di Sorso con cattedra in Inghilterra e collaborazioni col governo britannico di Tony Blair. Ma finora senza strappare un sì.
DERIU Chi non sembra minimamente interessato a convergenze più o meno totali è Roberto Deriu. Dopo aver lanciato la sua candidatura con molti mesi di anticipo, il presidente della Provincia di Nuoro avvia prima di tutti anche la raccolta delle firme: ne servono almeno cinquemila e bisognerà depositarle solo il 2 settembre, ma lui ha convocato già per stasera “le Firmarie”.
L'appuntamento è per le 19 a Santa Cristina. “La festa della democrazia. Vieni, vedi, firma”, è lo slogan scelto per l'occasione. Ma a giudicare da quanto detto due giorni fa da Deriu, ci sarà anche lo spazio per un'ampia riflessione sulla situazione politica sarda e su quella del Pd. Quasi l'avvio di una campagna elettorale, mentre altri ancora lavorano perché quel voto del 29 settembre non arrivi mai.
Giuseppe Meloni
