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L'unione sarda. Blue tongue, 60 mila vaccini

Parte la campagna di prevenzione della febbre catarrale ovina

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NUORO Sessantamila mila dosi di vaccino contro la febbre catarrale degli ovini sono a disposizione degli allevatori di Nuoro. Sebbene il territorio sotto la giurisdizione della Asl nuorese sia rimasto immune dal morbo negli ultimi due anni, «è consigliabile proteggere gli animali dal virus, in particolare - suggerisce il servizio veterinario aziendale - nelle zone dove il rischio è più alto».
Sul fronte della sanità animale resta invece piena emergenza in materia di peste suina. Il sindaco di Orgosolo Dionigi Deledda chiede non solo norme sanitarie ma anche benzina che faccia muovere la macchina dell'eradicazione del flagello. Bisogna mettere tutti i suinicoltori in condizione di regolarizzarsi», si legge in una nota. «Nei terreni comunali è necessario progettare e realizzare dei recinti standard per rimuovere a monte le cause del contagio. Ma tali recinzioni dovrebbero essere finanziate dalla Regione perché qui non ci sono soldi».
Deledda lancia le proprie proposte: «Do atto all'assessore regionale alla Sanità Simona De Francisci dell'impegno e della disponibilità con cui sta affrontando la questione», premette, «e proprio per questo mi permetto di suggerire alcuni interventi. Ad esempio i ricoveri per i maiali, previo accordo condiviso con la Asl e la stessa Regione, potrebbero essere realizzati utilizzando ovili o aziende suinicole già presenti in loco, in modo tale da tenere gli allevatori agganciati al territorio di appartenenza».
Non solo repressione, ma anche forme di incentivazione. «Ad esempio una premialità agli operatori regolari», dice, «e una filiera dei suini sardi, valorizzando l'allevamento brado e i prodotti che ne derivano. Come fanno in Spagna dove il maiale nero iberico vaga nutrendosi di ghiande». Deledda chiede fondi per un intervento immediato. «Sarebbe opportuno che la Regione – suggerisce il sindaco – finanziasse un ecocentro a Orgosolo per lo smaltimento delle carcasse, visto anche il problema trichinella».
Francesca Gungui

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