«Il disturbo post-traumatico da stress si conosce da parecchio e corrisponde a quelle che, una volta, erano chiamate nevrosi traumatiche o nevrosi da guerra, diffuse tra i combattenti. Ma sia chario: a rischio non ci sono solo i militari».
Parola di Bernardo Carpiniello, professore ordinario di Psichiatria all'Università di Cagliari e direttore della Clinica psichiatrica dell'azienda ospedaliero-universitaria. «Del caso di questo ex militare ovviamente non posso parlare perché non conosco la vicenda medica» aggiunge, «ma ho avuto altre volte casi analoghi, sebbene è necessario chiarire da subito che il Dpts non ha di norma un'evoluzione in schizofrenia. Semmai può succedere che tenda ad avere un andamento cronico e permanente nel tempo, seppure attenuandosi, spesso con complicanze legate alla comparsa di depressione o all'abuso di sostanze, interpretate dal paziente in una forma di autocura. Questo lo si è visto molto bene tra i reduci del Vietnam, tra i quali vi furono molti casi di dipendenze».
Conosciuto in tutto il mondo con vari nomi, tra cui quella di Sindrome del Vietnam , il disturbo post-traumatico da stress è studiato da tempo. «Il nome attuale è stato dato negli anni Ottanta», prosegue il docente universitario, «ma, come dicevo, è l'erede delle cosiddette nevrosi traumatiche da guerra. Furono particolarmente frequenti tra gli ex combattenti del Vietnam e della Corea, anche se ci sono stati numerosi casi anche tra le truppe dell'Iraq. Può colpire persone esposte a condizioni di palese violenza, dove c'è un rischio personale per la vita, oppure che hanno avuto modo di vedere persone vicine subire una grave minaccia oppure addirittura morire accanto a loro».
Una sindrome diagnosticata non solo nei soldati che si recano in scenari di guerra ma anche in altre categorie professionali. «È capitato a poliziotti o comunque a uomini che operavano nelle forze dell'ordine» racconta l'esperto psichiatra, «ma anche a personale di strutture sanitarie o semplici cittadini esposti a eventi particolarmente traumatici. È il caso delle vittime di stupro, così come sono capitate diagnosi in persone che avevano assistito a rapine particolarmente cruente».
In larga scala, poi, il disturbo si manifesta in caso di calamità naturali. «Vero, col terremoto dell'Aquila, specie vicino al punto dell'epicentro, c'è stata una grande diffusione del Dpts» ammette Carpiniello, «così come è capitato in casi di altri eventi disastrosi».
Più vicino a noi, il disturbo post-traumatico da stess è stato diagnosticato anche ad alcuni abitanti di Capoterra che il 22 ottobre 2008 videro stravolta la propria vita a causa dell'alluvione, costata la vita a quattro persone. Centinaia le persone che persero tutto sotto la valanga d'acqua scesa dalla montagna, salvandosi solo per miracolo. Tra quelli in cura i sintomi segnalati sono stati vari: dagli incubi ricorrenti a uno stato di coscienza simile allo stordimento, sino ad arrivare a episodi di insonnia o ansia. (fr.pi.)
