Prima del Vietnam solo gli psichiatri più esperti conoscevano gli effetti sconvolgenti che la guerra talvolta lascia sulle menti di tanti reduci. Poi, alla fine degli anni Settanta, il disturbo post-traumatico da stess ottenne la classificazione internazionale grazie alla lotta di migliaia di veterani statunitensi che pretesero il rimborso delle costose terapie psichiatriche e riuscirono a farsi riconoscere la causa di servizio.
Una lotta simile a quella combattuta in questi anni da un ex militare ogliastrino di 36 anni, il cui disturbo psichico dopo tre mesi trascorsi sul fronte del Kosovo è sfociato in una diagnosi di «schizofrenia disorganizzata». A scatenargliela, secondo quanto accertato dai consulenti della Corte dei conti che gli ha riconosciuto la pensione speciale di servizio, una bomba caduta a poca distanza dall'accampamento destinato al contingente italiano. La decisione del giudice erariale Antonio Marco Canu è arrivata al termine di un contenzioso col ministero della Difesa che, tre anni fa, aveva respinto la domanda di pensione del giovane, escludendo ogni relazione tra il suo grave disturbo psichico e la missione di guerra.
L'ESPLOSIONE I fatti sono tutti descritti nella sentenza, depositata di recente, mentre l'identità dell'ex militare dovrà restare protetta per via della particolare condizione di salute. A scatenargli il disturbo post-traumatico da stress, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbero stati i tre mesi di missione sul fronte di guerra del Kosovo: dalla fine di giugno del 1999 ai primi di novembre dello stesso anno. Rappresentato dall'avvocato Giacomo Stochino (almeno sino all'udienza del 10 luglio 2012), l'ex soldato ha chiesto alla Corte dei Conti del capoluogo l'accertamento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità cronica che lo affligge, col conseguente riconoscimento del diritto a percepire un equo indennizzo e la pensione privilegiata. Questo perché la Direzione generale della previdenza militare del ministero della Difesa non riteneva sussistessero le condizioni, tanto che con una memoria depositata nel dicembre 2011 aveva sollecitato il rigetto dell'istanza di pensione.
Per chiarire la questione il giudice cagliaritano della Corte dei conti ha nominato un consulente tecnico d'ufficio incaricando uno psichiatra della Asl 8 di chiarire se le turbe psichiche dell'ex militare fossero legate, in qualche modo, al periodo trascorso nei Balcani. L'esperto ha così accertato che non risultavano precedenti psichiatrici personali o familiari prima dell'arruolamento, «tant'è che nel Profilo Sanitario stilato - si legge nella sentenza - era stato classificato con il coefficiente di idoneità Ps1, corrispondente ai valori più elevati».
I DISTURBI Una situazione mutata dopo la missione in Kosovo: a distanza di cinque anni erano emersi i primi sintomi del «disturbo post-traumatico da stress di grado grave», poi evolutosi in «schizofrenia disorganizzata».
«Per quanto riguarda la portata stressogena del servizio svolto in zona operativa» motiva il giudice nella sua decisione, «non solo deve tenersi nel dovuto conto l'evento specifico descritto dal militare, ma deve anche ritenersi verosimile che il servizio, pur breve, ma postato in un contesto bellico, possa aver avuto un impatto negativo sulla psiche, agendo, se non come causa esclusiva, quanto meno come concausa efficiente e determinante della patologia». A confermare il racconto dell'ex soldato sull'esplosione di un ordigno a poca distanza dall'accampamento del contingente italiano è arrivato anche il rapporto informativo redatto dal comandante: quell'esplosione - secondo l'ufficiale - «aveva indotto un certo stato di generale e transitoria apprensione tutto il personale della Task Force».
LA PENSIONE La Corte dei conti, al termine del processo, ha così riconosciuto al reduce ogliastrino la pensione privilegiata, quella destinata ai militari che si ammalano in servizio, stabilendo che sulle somme spettano anche gli interessi e la rivalutazione monetaria. Il ministero della Difesa è stato invece condannato a pagare le spese di assistenza legale sostenute dal giovane, quantificate in cinquecento euro. Il giudice ha ritenuto non ammissibili le istanze del veterano di un equo indennizzo e le provvidenze per i soggetti equiparati alle vittime del dovere perché non proposte nel ricorso ma introdotte con una memoria a processo già iniziato.
Francesco Pinna
