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L'unione sarda. La sanità va in permesso

NUORO. Tanti infermieri dalla corsia alla scrivania per causa di servizio

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NUORO Una mamma o una sorella da assistere, una lombalgia regalo di anni e anni trascorsi a spingere lettighe. Oppure il più lieto volo della cicogna che impone a papà o mamma di cambiare i pannolini con una certa frequenza. Siano eventi lieti o tristi, incidenti per causa di servizio o semplicemente di percorso, sta di fatto che all'ospedale San Francesco c'è sempre qualche accadimento che apre a medici e infermieri la porta dei permessi (o del trasloco dalla corsia alla scrivania) e sancisce lo svuotamento - progressivo, inesorabile - di una pianta organica robusta nella forma ma sempre più ridotta all'osso nella sostanza.
LE CIFRE Tecnicamente le chiamano limitazioni nel personale in servizio. Si tratta di quelle garanzie (assolutamente legittime) a tutela dei lavoratori che costringono la Asl agli equilibrisimi per assicurare livelli di assistenza accettabili. Per capire quanto l'azienda che governa la salute pubblica debba penare per far fronte alle assenze del personale basta guardare alle cifre. Ben 693 dipendenti (il 29 per cento del totale) hanno una limitazione. Oltre la metà di questi (318, il 55 per cento a essere precisi) usufruisce di permessi ex legge 104 per il sostegno a familiari disabili, il 18 per cento (104 casi) è malato per causa di servizio e ne fa uso per sottoporsi alle visite collegiali, l'8 per cento - i casi sono 45 - ha diritto di assentarsi dal lavoro per paternità o maternità. «Calcolando per ciascuna limitazione il numero delle ore lavorate in meno – fa di conto la Asl – ne consegue che dal numero complessivo dei dipendenti in servizio si dovrebbero sottrarre 45 unità nel ruolo dirigenziale, per al 7 per cento del totale, e 144 unità del comparto, pari all'8 per cento del totale».
UNO SU TRE Ragionando sulle qualifiche professionali, il permesso non si può negare - la legge parla chiaro - al al 39 per cento degli infermieri, con picchi del 49 nei servizi territoriali e al 35 per cento dei tecnici. Incidono notevolmente di meno (17 per cento) le assenze di dirigenti, siano medici o impiegati nel settore amministrativo.
FURBI DA SCOVARE Con tutta la delicatezza del caso e «nel rispetto dei diritti individuali», la Asl definisce «indispensabile una revisione delle procedure di assegnazione del personale con limitazioni e del sistema di verifica e di controllo delle limitazioni temporanee che consenta una riduzione delle conseguenze negative sull'organizzazione del lavoro». Fuori dagli eufemismi, l'azienda ha una voglia matta di scoprire se qualcuno, sui permessi, bara. Fermo restando che l'ospedale boccheggia, bisogna trovare anche soluzioni in entrata. Con i medici e gli infermieri che invecchiano (il 79 per cento del personale ha tra i 41 e i 60 anni) - e quelli assenti per diverse ragioni, il San Francesco soffre sempre più. «Viste queste cifre - osserva Piero Mesina, direttore sanitario della Asl 3 - non si può pensare che l'ospedale accolga tutti. Bisogna decongestionarlo spostando il baricentro dell'assistenza sul territorio e potenziando quella domiciliare. I 250 mila euro che ci sono arrivati ad hoc dalla Regione, segno di un miglioramento della politica sanitaria, fanno proprio al caso».
Tonio Pillonca
pillonca@unionesarda.it

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