Tutti (o quasi) i partiti del centrosinistra si apprestano a partecipare al gran ballo delle candidature alle primarie. Altro che «figura unitaria», capace di raccogliere l'adesione di tutte le dieci (che potrebbero diventare undici o, chissà , dodici) anime del centrosinistra in vista delle Regionali di febbraio. All'unico, sinora, candidato ufficiale, Roberto Deriu, presidente Pd della Provincia di Nuoro, potrebbero aggiungersi altri quattro nomi di area Dem: Francesca Barracciu, parlamentare europea, Gianfranco Ganau, sindaco di Sassari, Franco Siddi, segretario nazionale della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, e Renato Soru. Già , l'ex governatore che aveva dichiarato la sua intenzione di non partecipare alla corsa ma che, visti i pochi effetti determinati dal suo gesto, potrebbe essere rispedito nel mischione dal suo stesso gruppo di fedelissimi.
ALLO SCOPERTO Ma gli altri schieramenti non stanno a guardare. Ieri è uscita allo scoperto l'Unione popolare cristiana che, dopo aver riunito il coordinamento regionale, presieduto dal segretario Enrico Piras, con la presenza del consigliere regionale Massimo Mulas, ha deciso che «presenterà un proprio esponente alle elezioni primarie del centrosinistra, che designeranno il prossimo candidato, di questa coalizione, alla presidenza della Regione Sardegna». Comunicato stringato ma denso di significato. Ovvero, all'Upc non va bene un nome qualsiasi e non va bene che il Pd, dilaniato da una violenta battaglia interna, trascini con sé sul fondo del lago il resto della coalizione. «Il Pd si liberi delle sue beghe interne», sintetizza un po' crudamente ma efficacemente Enrico Piras, potenziale candidato alle primarie. «Questo è un gioco al massacro, gli alleati non possono rimanere vittima dei giochi tra le correnti del Pd. Noi lavoreremo sino alla fine per esprimere un candidato di sintesi, ma se non fosse possibile...». L'Upc chiama, molti altri rispondono. Il Centro democratico si appresta a indicare Roberto Capelli come nome buono per le primarie, Sel indicherà Luciano Uras e l'Italia dei Valori ha nella manica un asso: Federico Palomba, ex parlamentare, ex presidente della Giunta regionale, membro della segreteria nazionale. Il che porta i possibili concorrenti a nove. Un'enormità .
IL BOTTO La novità più rilevante è arrivata dalla riunione dell'Area Soru, mercoledì a Santa Cristina. Al termine dell'incontro, i fedelissimi dell'ex governatore hanno fatto sapere di essere rimasti delusi dagli effetti provocati dalla decisione del loro leader di non candidarsi. Su questa strada è stato seguito solo da Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Pd, mentre nessun altro si è fatto da parte «per favorire l'emergere di una figura nuova, fresca, giovane, che porti avanti il cambiamento del partito e della Regione», dicono i soriani. E quindi? «Se il campo non verrà sgombrato dai nomi sin qui emersi, chiederemo a Renato Soru di rivedere la sua decisione e candidarsi alle primarie».
CHIAREZZA Una mossa che molti si aspettavano (un vecchio marpione del Pd confessa «di non aver mai creduto alla rinuncia di Renato») ma che ha avuto ugualmente il potere di sparigliare il gioco. E di fare chiarezza. Non è affatto vero che Soru sarebbe disposto ad appoggiare Ganau, dal momento che i «nomi sin qui emersi» devono essere messi da parte. E quello di Ganau è tra i nomi emersi. In sintesi, o dal cilindro del centrosinistra esce un nome nuovo, slegato dai giochi di potere, dalle correnti, dalle vecchie logiche, o Soru si mette in lizza e succeda quel che succeda. Certo è che l'ex governatore non è esattamente un peso mosca della politica isolana. La realtà è che l'unico candidato di sintesi sta a Roma, sui banchi del parlamento. Silvio Lai, uomo di mediazione per antonomasia, sarebbe forse riuscito a trasformare il litigioso tavolo del centrosinistra in un gradevole consesso di vecchi amici. Ma la sua scelta è stata quella di farsi eleggere alla Camera dei Deputati ed è una decisione irreversibile.
VERTICE MISTERIOSO In tema di alleanze, lunedì sarà la volta del Partito dei sardi, fondato da Paolo Maninchedda (immediatamente espulso dal Psd'Az) e da Franciscu Sedda. La neonata formazione ha chiesto e ottenuto di essere ascoltata al tavolo che si riunirà lunedì. È il preludio di un suo ingresso nel centrosinistra? Chissà . Il gioco delle alleanze è aperto. Infatti, la scorsa settimana ad Alghero si è svolto un incontro, tenuto per giorni segreto, tra Francesca Barracciu, Salvatore Ladu e una delegazione ristretta del Psd'Az. Facile immaginare il contenuto dell'incontro: la possibilità che i sardisti traslochino dal centrodestra al campo opposto. Mica facile, però, perché il Psd'Az ha diversi rappresentanti nel sottogoverno regionale e ciò rende più indigesto il cambio di strategia che, forse, sta elaborando Giacomo Sanna.
SEL ACCUSA A tutto ciò assiste sgomento Michele Piras, deputato di Sel: «La situazione è confusa, parliamo di politicismi e non di politica, di nomi e non di programmi. Servirebbe un concorso di idee per creare progetti utili per la Sardegna. Invece, assistiamo al solito balletto». E il bello deve ancora venire.
Ivan Paone
