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L'unione sarda. Centrosinistra, patto coi sovranisti

Primo round: gettate le basi di un accordo programmatico

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Non è il caso di parlare di matrimonio, ma qualcosa di più d'un flirt sì: un fidanzamento in nome delle «cose da fare», lungo quanto basta per cercare di arrivare alle prossime regionali sotto un unico cartello programmatico. Ieri pomeriggio il centrosinistra ha ufficialmente aperto al mondo indipendentista con un primo round di incontri: esordio col neonato «Partito dei sardi» del tandem Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda, a giorni altri due appuntamenti. Uno con l'Irs di Gavino Sale e l'altro con Sardigna Libera di Claudia Zuncheddu, entrambi su loro richiesta. Resta fuori dal giro il Partito sardo d'azione, malgrado la scelta di passare dall'altra parte della barricata formalizzata nel fine settimana.
LA NOVITÀ «Un fatto storico», definisce l'incontro di ieri il comunicato concordato tra i partecipanti. Ed è vero, visto e considerato che storicamente l'indipendentismo ha sempre fatto venire l'orticaria alla sinistra sarda. «Si tratta di un'occasione assolutamente innovativa e storica perché fino a oggi mai si era verificato questo incontro». Non si è parlato di candidature alle primarie (Maninchedda dovrebbe essere della partita), un passo giudicato da tutti prematuro. Il segretario del Pd Silvio Lai assicura comunque che saranno «apertissime».
TRATTATIVE In via Emilia ieri pomeriggio si è parlato delle cose da fare e su questo aspetto «l'incontro è stato positivo perché ha portato alla decisione di un approfondimento programmatico». Avanti a tappe forzate: nei prossimi giorni un comitato ristretto metterà nero su bianco le basi di un accordo sulle tematiche care al mondo indipendentista: «Le politiche e le relazioni tra la Sardegna e l'Europa, le riforme istituzionali in Italia e le sue relazioni con Sardegna, lo sviluppo economico sostenibile, le politiche fiscali, i diritti del cittadino a partire dal sistema educativo e del bilinguismo fino a quello della salute».
I TEMI Sono i capitoli di un possibile accordo ancora tutto da verificare: «Il centrosinistra», precisa la nota ufficiale, «guarda con attenzione a un indipendentismo che abbia senso di responsabilità e si voglia misurare col governo della crisi». Tanto per capire: nulla a che fare con Doddore Meloni e i suoi blitz in gommone. «Non c'è neanche un matrimonio tra il centrosinistra», spiega la nota, «e l'indipendentismo, ma una possibile condivisione delle scelte da fare, perché la Sardegna affronti il suo futuro in un'ottica non più assistenziale ma di forte responsabilità individuale e collettiva. Intendiamo cogliere insieme l'occasione per unire tutti coloro che sentono il bisogno di cambiare le istituzioni sarde, statale ed europee e metterle al servizio di ogni cittadino».
IPOTESI-CANNAVERA Intanto tiene banco la possibile discesa in campo come candidato governatore di don Ettore Cannavera, fondatore della comunità di recupero La Collina. La presidente dell'associazione «Socialismo, Diritti, Riforme», Maria Grazia Caligaris, rilancia la candidatura definendola «un'occasione da non sprecare. Cannavera», spiega, «è l'espressione più autentica della pratica della solidarietà politica che implica il rispetto dei propri doveri, i diritti di tutti, la responsabilità verso gli altri, le pari opportunità nonché passione, libertà e capacità di fare scelte contro corrente».
Ignazio Artizzu, consigliere regionale di centrodestra, è più caustico con una dichiarazione-lampo: «Finalmente il centrosinistra, viste le sue lacerazioni, chiama il sacerdote per dargli l'estrema unzione».
Antonio Martis

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