Niente Galsi, no metano? Non proprio. Se il gasdotto tra l'Algeria e la Sardegna appare sempre più lontano, non altrettanto si può dire dell'idea di utilizzare il gas metano nell'Isola, unica regione d'Italia a non avere a disposizione il gas naturale per la produzione di energia elettrica e termica. L'ancora di salvataggio arriva da un gruppo privato che già opera nel centro Sardegna nel settore energetico e dei prodotti chimici. Paolo Clivati, infatti, nell'aprile scorso, ha inviato un plico alla Regione: dentro c'era uno studio, da inserire tra le proposte del piano Sulcis, per la realizzazione di un rigassificatore nella zona di Portoscuso. L'obiettivo è quello di far arrivare il metano in Sardegna attraverso navi gasiere e poi distribuirlo attraverso le reti di bacino che in parte si stanno già realizzando nell'Isola oppure con autocisterne.
IL PROGETTO L'idea del gruppo Clivati è stata messa nero su bianco in un progetto studiato dalla Poyry, società di consulenza con sede a Genova. Gli esperti di energia hanno confrontato la situazione della Sardegna con quella di altre aree, per esempio le regioni del Nord Europa, scarsamente popolate e non dotate di gasdotti. Da qui l'idea di rifornire la Sardegna attraverso un impianto di rigassificazione, da collocare appunto in una zona costiera dell'Isola. «La scelta è caduta su Portoscuso sia perché rientra nel piano Sulcis, sia perché si tratta di una zona già utilizzata industrialmente e dove sono presenti aziende energivore», spiega l'imprenditore che guida il gruppo con sede produttiva a Ottana.
Il progetto, infatti, prevede una compartecipazione tra pubblico e privato per un investimento complessivo stimato in circa 300 milioni di euro. «Sono già in contatto con altri gruppi imprenditoriali, come per esempio la Cpl Concordia che già opera nell'Isola, che avrebbero interesse a finanziare un impianto di stoccaggio e gassificazione del metano, mentre la parte pubblica dovrebbe accollarsi la realizzazione dell'infrastruttura per trasportare il gas nel resto della Sardegna, collegandolo alle reti di bacino», continua ancora Clivati. Il Galsi, dunque, potrebbe rivivere soltanto nella parte della nostra Isola, con un gasdotto che attraverserebbe la Sardegna, per trasportare il metano fino alle 38 reti di bacino in cui è suddivisa l'Isola.
IL PROGETTO PONTE In attesa che si realizzi una rete, tuttavia, spiega il progetto della Poyry, si potrebbe anche scegliere una soluzione-ponte, come l'utilizzo di autocisterne per trasportare il gas nelle zone interne dell'Isola e alimentare così sia le centrali elettriche (per esempio quella di Ottana, che deve essere convertita con il gas) che le industrie che necessitano di energia termica per i processi produttivi (per esempio le aziende chimiche o ceramiche). La materia prima, secondo il piano, arriverebbe dall'Algeria, dove le navi gasiere andrebbero a rifornirsi. Impianti simili a quello che potrebbe sorgere a Portoscuso sono già in funzione, in Italia, a Porto Tolle (in provincia di Rovigo) e a Panigaglia (La Spezia).
«L'Isola ha bisogno di nuove opportunità energetiche», osserva il segretario regionale della Filctem-Cgil, Giacomo Migheli, «siamo l'unica regione che non ha il metano e una qualche soluzione bisogna trovarla sia per l'energia elettrica che quella termica. D'altronde, non va dimenticato che la maggior parte dell'energia nell'Isola proviene dalle centrali a olio combustibile e il prezzo di produzione di un megawatt di elettricità nel nostro Paese è decisamente più alto, costa il 20% in più rispetto alla Grecia, degli altri Stati europei. Dunque, è urgente intervenire e un rigassificatore potrebbe essere una buona soluzione da mettere in campo».
Giuseppe Deiana
