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L'unione sarda. Più piccoli e colorati L'assurda guerra ai cartelli in limba

Circolare del ministero

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Ma che fastidio dà il cartello “Nùgoro” accanto a quello “Nuoro”, o gli altri simili all'ingresso di tanti centri sardi? Nessun fastidio, ovviamente: eppure, segnala Mauro Pili, il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha da ridire. Ieri, con un'interrogazione al ministro Maurizio Lupi, il deputato del Pdl (stesso partito di Lupi) ha sollevato il caso della circolare spedita ai Comuni sardi dal Provveditorato regionale per le opere pubbliche (sezione Lazio-Abruzzo-Sardegna). Il senso è che quei cartelli non vanno bene, se non sono «a sfondo marrone e di dimensioni ridotte». Cioè, traduce Pili, «folcloristici e non istituzionali». Ma dalla Regione minimizzano: «Siamo nel pieno rispetto delle norme, non cambia granché».
LA NOTA La lettera, firmata dal provveditore Donato Carlea, è datata 9 luglio e sta arrivando in questi giorni ai vari Comuni. Cita «i numerosi sopraluoghi» (con una sola elle: se possibile, il burocrate sceglie sempre la forma meno consueta) nel territorio regionale, che hanno evidenziato «l'utilizzo diffuso della segnaletica in doppia lingua». E, detto questo, passa a fornire dei «chiarimenti», confortati da una nota della Direzione della sicurezza stradale.
Tra un riferimento normativo e l'altro, par di capire che uno dei problemi sia la collocazione dei cartelli: i Comuni possono piazzarli nel limite esatto (definito con delibera) del centro abitato. Più in là, la segnaletica non è competenza loro.
Ma, soprattutto, il Provveditorato ricorda appunto che i nomi dei Comuni in «lingua regionale», posti «in aggiunta alla lingua italiana», devono avere sfondo marrone e «dimensioni ridotte». Lo dice un articolo del “Regolamento di esecuzione del codice della strada”. Perciò «si invitano gli Enti ad intervenire nel proprio ambito di competenza ai fini della corretta applicazione del Regolamento» eccetera.
L'ACCUSA In sostanza, commenta Pili nell'interrogazione, la circolare «dichiara illegittimi i cartelli stradali con la scritta in lingua sarda». È «un atto di arroganza e di ignoranza», aggiunge: una decisione «grave e lesiva dell'autonomia regionale», anzi «un'ennesima esercitazione burocratico coloniale dello Stato». Il ministero dovrebbe preoccuparsi semmai della sicurezza delle strade sarde. Perciò il deputato suggerisce di revocare la disposizione, e anche di rimuovere i responsabili.
L'assessore regionale alla Cultura Sergio Milia, comunque, garantisce che «la Giunta difenderà sempre la specificità che ci è riconosciuta dalla legge». Ricordando le varie normative, nazionali e non, che autorizzano la segnaletica bilingue, l'assessore derubrica la lettera ai Comuni a «mero chiarimento» e assicura: «La situazione sarda è pienamente dentro i limiti di legge, non ci saranno sconvolgimenti». (g. m.)

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