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L'unione sarda. Detenuto tenta il suicidio

Arrestato per un furto in un'abitazione vicina alla colonia penale, il giovane è stato salvato dagli agenti della polizia penitenziaria

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IS ARENAS Seduto in quella piccola stanza a un passo dall'ufficio matricola, il detenuto di Quartucciu forse ha pensato a quello che era accaduto poco prima e riflettuto su un passato non molto diverso. Trentatré anni, precedenti per furtarelli ed evasioni dagli arresti domiciliari, una situazione familiare complicata, quella personale travagliata, è ospite da qualche tempo della colonia penale di Is Arenas: deve scontare una condanna per un furto messo a segno a Selargius nel febbraio 2012. Un insieme di problemi che, mentre attende l'ufficialità dell'arresto per l'ennesima bravata, l'ha spinto a risolvere tutti i guai con un gesto unico e definitivo. Afferrato un lenzuolo trovato lì vicino, l'ha arrotolato legandone un'estremità a un punto abbastanza elevato e infilandone l'altra intorno al collo. Poi, non si è capito bene come, si è lasciato andare: un tentativo di impiccagione non andato a buon fine solo grazie alla prontezza della polizia penitenziaria, che ha afferrato il giovane liberandolo dalla morsa di quel cappio di fortuna. Poi la corsa in ospedale, dove il detenuto è stato medicato e rimandato in cella con un collare in più. Sono stati sufficienti pochi secondi senza toccare il pavimento per creargli problemi a una delle vertebre. E al danno si è aggiunta la beffa, se così può essere definita, della sentenza per l'episodio avvenuto subito prima - e forse conseguenza diretta - del tentativo di suicidio: un anno e quattro mesi per aver depredato il contenuto di un'abitazione di campagna.
IL FURTO Un passo indietro. Tutto è accaduto mercoledì mattina. Il 33enne, secondo la ricostruzione degli investigatori, scavalca il muro di cinta che delimita la colonia penale ed entra in una casa non molto distante. Lì arraffa un mezzo maialetto congelato, alcune bottiglie e una motosega: refurtiva che nasconde all'esterno in un posto ritenuto sicuro e facilmente raggiungibile al momento opportuno. Quando fa ritorno al suo attuale domicilio però viene scoperto dagli agenti, che gli chiedono conto dell'escursione non autorizzata. Lui capisce al volo di non potersi giustificare e decide di collaborare. Guida gli uomini della penitenziaria sino al punto giusto e consente loro di recuperare e restituire il maltolto ai legittimi proprietari. Poi di nuovo nella colonia, dove il giovane sa che sarà dichiarato in arresto.
IL PROCESSO Si torna alla stanza adiacente all'ufficio matricola. Mentre gli agenti preparano le carte necessarie, il detenuto compie tutte le operazioni descritte in precedenza e tenta di togliersi la vita. Senza successo. A un errore, forse più di uno, ha provato a porre rimedio con uno sbaglio ancor più grande. Poi la visita in ospedale e, ieri mattina, la trasferta al palazzo di giustizia di Cagliari per il processo per direttissima legato al furto in casa e all'evasione. L'avvocato difensore Giuseppe Ledda, fatti due conti, propone al pm la pena minima immaginabile: un anno e quattro mesi. Richiesta accolta anche dal giudice. L'imputato però ha dovuto salutare Is Arenas: il suo nuovo alloggio si chiama Buoncammino.
An. M.

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