Partecipa a labarbagia.net

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

L'unione sarda. Province chiuse da febbraio Ne resteranno solo quattro

La commissione approva la legge, Deriu (Ups) non ci sta

Condividi su:

Potrebbero essere quattro (con lo stesso capoluogo di quelle storiche) le Province che potrebbero nascere in Sardegna se la legge approvata ieri, a maggioranza, dalla commissione Autonomia (presieduta dal sardista Paolo Maninchedda) dovesse essere ratificata dal Consiglio regionale.
LA NOVITÀ Si tratterà di enti che dovranno avere un territorio di almeno 2500 chilometri quadrati e una popolazione non inferiore ai 150 mila abitanti. Presidente e componenti dei Consigli (mentre verrà abolita la Giunta), da un minimo di 10 a un massimo di 20, verranno eletti dai Comuni e non dai cittadini. Le norme, che ricalcano la proposta presentata dal capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, stabiliscono che le funzioni attuali restino invariate fino a una riforma organica statutaria degli enti locali. Il provvedimento è passato con i voti favorevoli della maggioranza e quelli contrari di Pd, Api e dell'esponente del Pdl Renato Lai.
LE NORME TRANSITORIE Prevedono che il 28 febbraio del 2013 i presidenti, le Giunte e i Consigli provinciali decadano e che il governatore Cappellacci nomini un commissario straordinario. A decorrere da quel giorno, le Province avranno un anno di tempo per trasferire a Comuni o all'amministrazione regionale le funzioni, il personale e i rapporti giuridici.
LA REAZIONE DELL'UPS Una prescrizione che fa andare su tutte le furie il presidente dell'Unione Province Sarde (e dell'amministrazione provinciale di Nuoro) Roberto Deriu: «La durata in carica degli organi elettivi locali non è liberalmente disponibile da parte della Regione», ha scritto sul suo profilo Facebook, citando una sentenza del 2003 della Corte costituzionale, «le riforme dell'Autonomia speciale sarda meritano dalla classe politica un dibattito molto più attento e profondo e non certo la ricerca continua di colpi di teatro. Siamo pronti a ricorrere in ogni sede contro questa bizzarra proposta».
L'OK DEI RIFORMATORI Ha una visione diametralmente opposta il vicepresidente del Consiglio regionale, e relatore in commissione, Michele Cossa: «Si va verso una riforma che cancella definitivamente le nuove Province, mentre le vecchie restano solo con poteri di coordinamento e programmazione, gli organi non saranno più eletti direttamente ma dalle assemblee dei sindaci e, inoltre, non percepiranno indennità». Per l'esponente dei Riformatori si va verso una svolta epocale: «Stiamo rispettando il referendum del 6 maggio, peccato che il Pd abbia votato contro, dopo che molti suoi esponenti avevano sostenuto con decisione le consultazioni. Spero che quando si arriverà in aula i consiglieri del principale partito d'opposizione assumano una posizione diversa».
LE CRITICHE Critico è il coordinatore regionale del Pdl, l'olbiese Settimo Nizzi: «Il licenziamento della proposta di legge sul riordino delle Province in Sardegna da parte della commissione Autonomia, pone ancora una volta in evidenza la volontà del mantenimento del più arcaico modo di vedere le istituzioni sarde come strumenti di potere, rispetto a ciò che una moderna democrazia dovrebbe suggerire e cioé il decentramento amministrativo - ha detto il parlamentare - il referendum ha determinato una chiara situazione istituzionale: l'eliminazione di tutte le 8 Province sarde. Non credo ce la si possa cavare tornando a “su connottu”. Spero che l'aula di via Roma, in un sussulto d'orgoglio, possa modificare quanto maldestramente emerso dalla commissione Autonomia». Polemici anche gli altri consiglieri regionali galluresi Matteo Sanna e Renato Lai: quest'ultimo, oltre ad aver votato contro il provvedimento, ha preannunciato una conferenza stampa per oggi.
Anthony Muroni

Condividi su:

Seguici su Facebook