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La nuova sardegna. I medici dichiarano: il bambino è morto

Staccato dalle macchine della Rianimazione Andrea Cadinu, colpito alla testa da una fucilata durante una battuta al cinghiale

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di Angelo Fontanesi

NUORO Serviva un miracolo, ma purtroppo non c'è stato. Ieri sera verso le 21 i medici del reparto di Rianimazione dell'ospedale San Francesco di Nuoro che da domenica mattina hanno tentato con tutti i mezzi di strappare alla morte il piccolo Andrea Cadinu si sono dovuti arrendere e hanno dichiarato la morte cerebrale del dodicenne nuorese colpito alla testa da un pallettone durante una battuta di caccia grossa nelle campagne di Irgoli. Fino a notte fonda non si avevano ancora certezze sull’espianto degli organi che sarebbe dovuto avvenire entro le tre. Per due giorni e mezzo il ragazzino è rimasto attaccato alla vita ma alla fine non ce l'ha fatta. Devastanti i danni causati al cervello dal proiettile che gli è esploso in testa. I primi ad apprendere la notizia sono stati i genitori del piccolo, il padre Nicola, originario di Onifai ma da anni residente con la famiglia a Nuoro, e la mamma Rina Bussu originaria di Ollollai, rimasti ininterrottamente al capezzale del figlio. Andrea Cadinu era stato colpito da un pallettone all'altezza dell'arcata sopraccigliare sinistra domenica mattina intorno alle 9.30 nelle campagne di San Michele a pochi chilometri dal centro abitato del paese. Si trovava accanto al padre impegnato in una battuta di caccia grossa alla quale partecipava anche il fratello più grande Francesco, quando improvvisamente un componente della compagnia, il carabiniere in pensione Francesco Paletta, impostato davanti a loro, ha aperto il fuoco contro un cinghiale uscito dalla macchia usando cartucce caricate a pallettoni. Munizioni proibite in questi contesti venatori proprio per la loro pericolosità. Uno dei proiettili infatti è schizzato fuori dalla linea di tiro della rosata andando a centrare il bambino in piena fronte. Una tragedia assurda nelle modalità con cui si è consumata, una giornata di festa, come erano tutte quelle che Andrea trascorreva in campagna con il padre, trasformata in un attimo in un lutto. Le condizioni del piccolo sono apparse immediatamente gravissime, sul posto si sono precipitate le autoambulanze del 118 di Irgoli e la medicalizzata di Nuoro dopo che gli altri componenti della compagnia hanno trovato la forza di chiamare con una telefonata. Ma vista la gravità della situazione è stato richiesto l'intervento dell'eliambulanza Drago dei vigili del fuoco decollata da Alghero e che alle 11.30 è atterrata con il ferito a bordo all'eliporto dell'ospedale nuorese. Andrea Cadinu è entrato immediatamente in sala operatoria dove i sanitari si sono dovuti limitare ad estrarre il proiettile che, dopo aver attraversato la scatola cranica, si era fermato alla base della nuca. Per due giorni e mezzo il bambino è rimasto in coma attaccato alle macchine del reparto intensivo della Rianimazione. Le devastanti lesioni causate dal pallettone al cervello non ha reso possibile qualsiasi altro intervento chirurgico e le uniche speranze coltivate in questi giorni dai genitori, parenti e amici erano legate ad un miracolo che non si è verificato. Un quadro desolante di dolore e tristezza che fa da tetra cornice ad una tragedia assurda. La morte di un bambino è sempre qualcosa estremamente difficile da accettare, quando poi accade per incredibili leggerezze o per colposi comportamenti degli adulti, allora al dolore si aggiungono sconcerto e rabbia. La fine di Andrea Cadinu è destinata ad alimentare una lunga scia di polemiche e di accuse anche a livello nazionale contro il mondo venatorio (peraltro già scatenate subito dopo il ferimento del ragazzino) che continua ad essere regolato da norme a maglie troppo larghe e forse non sempre chiare. Come quella che non stabilisce esattamente l'età minima di chi possa stare dentro un contesto ad alto rischio come è una battuta di caccia grossa o la norma contraddittoria sull'uso delle munizioni spezzate.I pallettoni sono proibiti per la caccia agli ungulati e comunque vietati all'interno di una battuta di caccia grossa ma sono invece consentite per sparare alle volpi e in ogni caso vendute a chiunque possieda un porto d'armi per caccia e senza particolari limitazioni.

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