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La nuova sardegna. Il Sardex convince la Confcommercio: il baratto è anti crisi

Presentato lo scambio di merci e servizi che elimina i soldi Cicalò: uniamo le forze, chiedere qua e là non porta a nulla

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Tutte balle. Non usa queste parole, Gianni Salis, ma il succo è quello. Il presidente del consiglio comunale, risponde sinteticamente, alla protesta dei consiglieri comunali Mannironi, Saiu e Seddone per la mancata attività della commissione Servizi ociali: «Vorrei precisare quanto segue, in quanto i fatti non sono stati presentati correttamente. Il presidente del consiglio comunale ha convocato la prima volta la commissione il 6 settembre, entro dieci giorni dalle dimissioni del presidente, come prescritto dal regolamento. In seguito ha convocato una seconda volta la commissione per l'elezione del presidente il 26 ottobre. Dunque nessuna inerzia del presidente del Consiglio comunale. Per sostenere una tesi del genere ci vuole molta fantasia o molta superficialità».
di Francesco Pirisi wNUORO Il “baratto” per aiutare le aziende e i cittadini a uscire dalla crisi. Lo propongono da alcuni anni quattro giovani di Serramanna, che hanno costruito una rete di imprenditori dove invece che col denaro la merce si scambia con altri beni e servizi. In cinque anni in Sardegna hanno messo insieme 1000 soci, che ogni mese realizzano delle transazioni reciproche. Il giro d’affari è di oltre tre milioni di euro all’anno. Il vantaggio è di poter acquistare anche quando si è a corto di liquidità e di ampliare clientela e vendite. Titolare dell’attività la società Sardex.net. Ieri si è presentata al caffè letterario di via Tola, su iniziativa della Confcommercio provinciale. Davanti al responsabile Silvio Sioni (uno dei fondatori) una platea di commercianti e dirigenti di associazioni di categoria. Nell’uditorio anche il presidente della Provincia, Roberto Deriu. Una presentazione dell’attività giocata in casa, considerato che nel solo circondario di Nuoro (tra il capoluogo, Oliena e Dorgali) sono oltre 50 le aziende entrate nella rete, che oggi è particolarmente utilizzata in Svizzera e ha dei trascorsi importanti in California. Il sistema e la logica sono di un baratto multilaterale, tra i soci che entrano nell’organizzazione: ognuno ha la possibilità di acquistare all’interno del mercato complementare senza mettere sul piatto euro o dollari, ma invece i crediti (o le unità di credito con cui ogni prodotto è quotato) accumulati nel momento in cui ha venduto la sua merce. Potere di acquisto conservato in una “carta”, che registra il volume delle transazioni di ogni azienda. Manca totalmente il peso di tassi e commissioni, un altro elemento che sembra deporre a favore del nuovo sistema. Gli unici costi sono una tassa d’ingresso e un contributo alla società per le sue attività di gestione del sistema. Silvio Sioni, gira l’isola, con i suoi soci serramannesi, per far conoscere società e filosofia economica. Illustra ogni cosa anche alla platea della Mondadori: «Il nostro scopo sociale è migliorare le condizioni economiche delle comunità locali, con la creazione di nuova ricchezza. Un fine etico, dunque». Ma non è tutto. C’è anche la voglia di rivoluzionare metodi economici cristallizzati, che durante i tempi di crisi mostrano i loro limiti. Ancora Sioni: «Quando non c’è liquidità è chiaro che l’azienda non può spendere per il normale esercizio, né può pensare d’investire. Le grandi crisi, a iniziare dalla depressione del 1929, e poi le tante seguite nel ‘900, hanno allungato gli effetti proprio per questo motivo». I protagonisti dell’attività oggi sono le aziende. Da gennaio la società aprirà le porta anche ai privati cittadini, proseliti di un’idea giudicata tra le migliori del principio di secolo. Nuoro, la provincia, e il mercato complementare sembra un connubio destinato a maturare con passione, con reciproca fiducia e buoni affari. Un elemento di incoraggiamento per il “baratto” dei tempi moderni lo porta Enrico Devoto, della nota famiglia di commercianti: l’ha sperimentato trent’anni fa in Canada, dov’è vissuto per parecchio tempo. L’esperienza odierna è quella di Bobore Bussa, agricoltore con orto a Bademanna: “Sono entrato nella rete e ho già avuto dei vantaggi nelle vendite”. Usa una metafora che rende bene la realtà: «È come avere una tasca in più quando si sono esauriti i liquidi». Ci crede la Confcommercio, alle prese con la crisi che in provincia ha portato tanti negozi a chiudere; il presidente Agostino Cicalò: «Nel caso della Sardegna, del Nuorese, fare rete significa rompere con l’atavico individualismo, unire le forze e trovare le soluzioni all’emergenza al nostro interno; continuare a chiedere a manca e a destra non porta a nulla».

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