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OLZAI. Dimissioni in Consiglio Comunale: la lettera di Francesco Noli

Il presidente del Bim Taloro ha abbandonato il gruppo in netto scontro con la sindaca Ester Satta

| Categoria: Attualità
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Francesco Noli

Riceviamo e pubblichiamo il testo della lettera con cui Francesco Noli, consigliere comunale eletto nella lista a sostegno della sindaca Ester Satta, ha rassegnato le dimissioni. 

La sindaca Ester Satta ha improvvisamente e senza alcun motivo revocato la delega di assessore a Luciana Siotto, già assessore e vice sindaco in passate legislature. Questa improvvida decisione della sindaca, che giunge a legislatura oramai terminata a maggio e in prorogatio solo per emergenza Covid, è a dir poco scandalosa.

Non posso che individuarne la causa nel penultimo Consiglio Comunale che doveva esprimere  suggerimenti utili alla giunta su una proposta imbastita all’ultim’ora: quella  di  intitolare la sala consiliare ad Antonio Dore, già sindaco di Olzai, persona molto apprezzata e stimata dagli olzaesi  e al cui ricordo mi lega personalmente un profondissimo affetto.

Il sottoscritto, ma anche l’assessore Siotto e la consigliera Moro, ha avanzato forti dubbi  circa la tempistica e il fatto che l’idea fosse emersa a legislatura conclusa e non ad inizio o metà mandato. Tuttavia ho proposto non di rinunciare ma di rinviare l’iniziativa per pianificare una maggiore partecipazione e condivisione da parte dei cittadini.  Al contrario, la sindaca e il consigliere Morisano hanno sostenuto con tenacia, quasi fosse questione di vita o di morte, e a tratti con prepotenza, l’immediata approvazione della proposta di delibera. Silenzio assoluto dei restanti consiglieri di maggioranza, assente l’assessore Loddo e il l’intero gruppo di minoranza.

A mio avviso mancava il presupposto fondamentale: il coinvolgimento sia del Consiglio comunale sia di parte della giunta stessa, ma soprattutto dei cittadini olzaesi che sono e devono essere i principali protagonisti e attori in queste straordinarie circostanze. Si tratta di eventi in cui un sindaco cercherebbe in ogni maniera il consenso unanime dell’assemblea. Anche l’adesione dell’opposizione, che in un successivo Consiglio Comunale ha presentato un documento che esprimeva e ampliava le stesse perplessità già manifestate dal sottoscritto e dai menzionati esponenti di maggioranza.

È stato come parlare al vento. Nulla è stato recepito. Anzi è avvenuto esattamente il contrario, con la sindaca che rivendicava di aver già preso impegni e sostenendo, orgogliosamente, di essere decisionista: anche contro il popolo, quando serve.

Non si è mai visto, a mia memoria, nulla di simile. Non è la prima volta che questo piglio (spavaldamente)  autoritario, più consono a un piccolo e mediocre gerarca che a un rappresentante democratico di una piccola comunità,  è stato applicato in decisioni dimostratesi troppo spesso disastrose e fortemente lesive non solo dell’immagine ma anche delle finanze del nostro Comune. 

Si è sentita costretta, la sindaca, a revocare la delega anche per l’assenza del suo secondo assessore, Antonio Loddo, evidentemente perché poco convinto della proposta e sicuramente non del tutto disposto a sottoscriverla.

La dimostrazione è nell’investitura del nuovo incarico assessoriale senza futuro per l’unico fedele consigliere che, parole pronunciate a inizio mandato, “ mai  entrerà in giunta finché io sarò il sindaco “.

La prima esternazione del neoassessore esplicita candidamente la sostanza della vicenda: “ ho accettato perché altrimenti non c’erano i numeri “.

Ciò che molti in maggioranza e minoranza temevano, cioè che la proposta potesse essere intesa come una sorta di strumentalizzazione del nome prestigioso di Antonio Dore, è stato dimostrato palesemente dalla stessa sindaca che ha impresso una inusitata velocità agli atti con cui sigillare definitivamente  la partita. Ha voluto attraversare il Consiglio alla stessa stregua dell’elefante in cristalleria concretizzando questo improvviso scoop pubblicitario che, come un boomerang nella sua fase di ritorno, non poteva che  generare turbamenti.

Per i motivi espressi in premessa manifesto pertanto la mia vicinanza e solidarietà all’assessore Siotto e presento le mie definitive e irrevocabili dimissioni da questo Consiglio Comunale a seguito di quest’ultimo atto relativo alla intitolazione della sala consiliare ad Antonio Dore, cui gli olzaesi avevano già dedicato una via del paese. L’atto è stato condotto senza la necessaria sensibilità e unità del Consiglio Comunale, per certi versi strumentale, arrogante e persino lesivo dell’onore stesso della figura di Antonio Dore. 

Inoltre, anche perché è venuta meno una condizione basilare posta e condivisa all’inizio di questa legislatura: la trasparenza, sostituita da una opacità che ha pervaso molte iniziative intraprese da questo esecutivo. È troppo facile richiamare il popolo a manifestare il proprio disagio solo per mascherare l’incapacità a risolvere i problemi. Si lascia in eredità un paese che in questi cinque anni ha cancellato appuntamenti culturali importanti, una comunità senza il suono delle campane, senza alcun bed and breakfast, un paese senza scuola materna, diretta da suore per oltre un secolo, senza banca e chissà, forse a breve anche senza l’ufficio postale. Per tutto questo è mio dovere morale, chiedere scusa ai cittadini olzaesi per gli obiettivi mancati e per l’evidente regresso subìto dal paese in questi anni, avendo agito come protagonista, non sempre ascoltato, in questa legislatura.

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