Partecipa a labarbagia.net

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

L'unione sarda. Pd, mezzo stop per gli onorevoli Primarie sarde in sette collegi

Per lasciare il seggio nel parlamento regionale servirà una deroga

Condividi su:

E adesso chi ha gambe corra: quello delle primarie “parlamentari” del Pd è uno sprint veloce e durissimo, l'equivalente politico dei 100 metri piani. Ieri a Roma la decisione sulle regole, che ha confermato il no alla candidatura dei consiglieri regionali: salvo deroga. Domani, appunto, la scadenza per chiedere le deroghe: e il giorno dopo il comitato elettorale nazionale dirà sì o no. Sabato 22 si conosceranno tutti i candidati, poi il 29 o il 30 dicembre si vota (in Sardegna è più probabile la seconda data). Tutto in meno di due settimane.
VOTO UNANIME Si incrociano decisioni nazionali e destini locali, in questo passaggio concitato. Ieri, nella capitale, di mattina c'è stata la lunga riunione dei segretari regionali del Pd, nel pomeriggio quella della direzione nazionale: che in realtà si temeva anche più lunga, invece alle nove di sera si era arrivati già alla votazione, e pure all'unanimità. Qualche dissenso (tre voti contrari, oltre a tre astenuti) è invece emerso sulle deroghe agli uscenti con più di quindici anni in Parlamento. Sono state accolte tutte le dieci richieste, ma i derogati dovranno comunque presentarsi alle primarie e dimostrare di avere voti.
Tra i dieci intramontabili non ci sono sardi. Si tratta di Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Beppe Fioroni, Franco Marini, Gianclaudio Bressa, Cesare Marini, Mariapia Garavaglia, Angelo Agostini, Giorgio Merlo e Giuseppe Lumia. Il senatore Antonello Cabras, in Parlamento dal 1996, non ha chiesto deroghe. Invece Arturo Parisi è al di sotto di quella soglia (pur essendo alla quarta legislatura è alla Camera solo dall'elezione suppletiva del dicembre 1999), ma ha detto da tempo che non si sarebbe ricandidato.
ASPIRANTI Chi invece avrà bisogno di deroghe, nell'Isola, sono i consiglieri regionali che potrebbero ambire al grande salto. Da Francesca Barracciu a Gavino Manca, da Chicco Porcu a Giuseppe Luigi Cucca, e poi Mario Bruno, Marco Meloni, Gianvalerio Sanna e forse altri. Non si sa quanti chiederanno il permesso di correre alle primarie, ma dovranno farlo entro domani. Deciderà, entro giovedì 20, un comitato ristretto formato da Bersani, il suo vice Enrico Letta, i capigruppo delle Camere e altre figure di grande rilievo nel partito.
Insieme a loro dovrebbero cercare un posto in lista anche tutti, o quasi tutti, i parlamentari uscenti: Gian Piero Scanu e Francesco Sanna al Senato, e poi Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Amalia Schirru, Caterina Pes, Siro Marrocu e Guido Melis alla Camera. Non dovranno raccogliere firme, a differenza di tutti gli altri (la soglia richiesta è pari al 5% degli iscritti nella propria federazione provinciale).
I COLLEGI Qualche sorpresa, sulle candidature, potrebbe dipendere dalla decisione sui collegi delle primarie. Nell'Isola sembra esclusa l'ipotesi di una circoscrizione unica regionale: più probabile che si voti in sette collegi, uguali alle province a parte l'accorpamento Nuoro-Ogliastra. Non sono però del tutto esclusi ulteriori accorpamenti, che potrebbero portare i collegi a coincidere con le quattro province storiche.
Deciderà la direzione regionale, convocata per venerdì 21, mentre il giorno dopo si riuniranno tutte le direzioni provinciali per ufficializzare le candidature. Come già annunciato, potranno essere al massimo 54 in tutta la Sardegna: il doppio - per effetto della parità di genere - dei seggi parlamentari che spettano all'Isola. A proposito di parità: per favorirla, sarà obbligatorio votare alle primarie sia un uomo che una donna.
Giuseppe Meloni

Condividi su:

Seguici su Facebook