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L'unione sarda.Diciottenne muore a caccia

Proiettile rimbalza sul guard rail e lo colpisce al cuore

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Dal nostro inviato
Piera Serusi
LODÈ La battuta di caccia al cinghiale era appena finita. Lasciata la sua postazione di battitore e risalita a passo veloce la schiena della valle di “Portellitos”, era già arrivato al punto di raduno della compagnia, sulla provinciale tra Lula e Lodè. È stato un attimo. L'esplosione di una fucilata a 120 metri di distanza, il sibilo di una palla di piombo deviata dal guard rail o forse da una pietra. Colpito al cuore, Stefano Cara, di Lodè, 18 anni compiuti proprio ieri, studente dell'Agrario con una passione sconfinata per la caccia, è caduto a terra. Inutile il soccorso dei compagni; inutili i tentativi di rianimazione fatti dagli operatori del 118. Erano le 13,05 di ieri. Il cacciatore che ha esploso la fucilata - Giovanni Tolu, pizzaiolo di Lodè - è stato denunciato per omicidio colposo.
PREMIO DOPO LA PUNIZIONE Stefano Cara è morto nel giorno del suo compleanno. Voleva festeggiare con gli amici di battuta e per questo aveva portato pure la torta. «Era contento anche perché era tornato a caccia dopo tre domeniche di assenza - raccontano i compagni -. La mamma lo aveva messo in punizione per via di alcuni brutti voti a scuola. Si era impegnato nello studio, aveva recuperato e così ha avuto il permesso di tornare in campagna». E di festeggiare come da sempre sognava il suo diciottesimo compleanno. La giornata di Stefano, l'ultima della sua breve vita, è cominciata alle 6 quando - assieme alla compagnia di caccia di Lodè, una ventina di componenti - ha raggiunto la valle di “Portellitos”, sotto il contrafforte del Montalbo, boschi di lecci e corbezzoli attraversati dalla strada provinciale tra Lula e Lodè.
LA TRAGEDIA La battuta al cinghiale è andata avanti per tutta la mattinata, in una splendida e gelida giornata di sole. Alle 13 il trillo dei telefonini e il gracchiare delle ricetrasmittenti ha annunciato la chiusura della battuta. È passato un minuto, sessanta secondi di orologio. Giovanni Tolu, capocaccia espertissimo e rigoroso, ha avvistato un cinghiale, ha mirato e ha sparato. Un colpo a palla sola, regolare. Da questo momento in poi tutto è finito in mano al caso, all'insondabile elemento del fortuito. La noce di piombo ha letteralmente attraversato la valle, dall'alto in basso. Superato il cespuglio dove si era acquattato il cinghiale, il proiettile ha centrato un piano duro - il guard rail, oppure un masso -, ha deviato la sua corsa e ha colpito al cuore il ragazzo. Stefano Cara stava raggiungendo a passo spedito la piazzola dove erano parcheggiate le auto. Si preparava al pranzo con la comitiva, il culmine della sua giornata di festa. Auguri, carne di cinghiale e infine la torta - era lì, in macchina -, un pensiero dolce e delicato per i suoi amici di battuta. È caduto a terra, supino, una macchia di sangue sul giubbino, all'altezza del cuore.
I TESTIMONI «Io ero poco distante - racconta il compaesano Luciano Nanu -. Ho sentito le voci e sono sceso in strada. Stefano non era più cosciente. Abbiamo chiamato il 118 e intanto gli dicevamo di tener duro, di non mollare». Poco più tardi sono arrivate due ambulanze, assieme ai carabinieri della stazione di Lodè e della Compagnia di Bitti. Gli operatori del pronto intervento hanno cercato di rianimare il giovane, inutilmente. A “Portellitos” sono arrivate le due sorelle del ragazzo, Giuseppa e Margherita. Lungo la striscia d'asfalto ai piedi del Montalbo, per quasi due ore - in attesa dell'arrivo del carro funebre - il corpo di Stefano è stato vegliato dai familiari e dagli amici cacciatori. «Doveva essere un giorno di festa», dice asciugandosi una lacrima Pietro Giua, 60 anni, tra i più anziani della compagnia di caccia.
LA PASSIONE Stefano Cara era invece il più giovane. Faceva parte del sodalizio venatorio del paese da un paio d'anni almeno. La caccia era la sua passione. Studente al quinto anno dell'Agrario di Siniscola, viveva con la mamma e le due sorelle. Il padre è morto qualche anno fa. Sognava di lavorare in campagna, un giorno. «Era un ragazzo prudente e saggio, senza grilli per la testa», raccontano gli uomini del sodalizio venatorio di Lodè. Ricordano e si asciugano furtivamente le lacrime col palmo della mano. «Doveva essere una festa per tutti. Ci stavamo preparando al pranzo e agli auguri per i diciotto anni». Stefano è morto nel giorno in cui è diventato grande.

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