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La nuova sardegna. Cassintegrati, la giunta: traditi da Monti

È l’accusa di Cappellacci dopo il taglio di 46 milioni, Diana del Pd ribatte: «I sardi sono sempre più disperati per colpa sua»

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CAGLIARI L’ultimo schiaffo del governo Monti è quello che fa più male. Alla Sardegna. L’aver negato i 46 milioni promessi per i cassintegrati è un colpo basso, pensato e voluto dal ministro Fornero. Altro che welfare, altro che promesse: la copertura della seconda tranche 2012 degli ammortizzatori sociali in deroga è stata cancellata da Palazzo Chigi, con un colpo di mano senza precedenti e che rischia presto, anzi subito, di mandare gambe all’aria oltre cinquemila famiglie. Per loro, che sopravvivono grazie all’assegno dell’Inps, non ci saranno più neanche gli spiccioli, perché il governo quei soldi non li trasferirà alla Regione. E a questo punto l’estrema sintesi del voltafaccia romano potrebbe essere questa: c’è aria di macelleria sociale dal Sulcis a Porto Torres. Le reazioni alla sciabolata di Elsa Fornero sono state forti e immediate. Ieri quella dell’assessore regionale al Lavoro, Antonello Liori, insieme ai sindacati, oggi – a ruota – hanno contrattaccato il presidente del Consiglio regionale (nell’articolo sotto l’atto d’accusa di Claudia Lombardo), della giunta, di nuovo i sindacati e anche altre forze sociali. Anche l’opposizione è dura, seppure come primo bersaglio sceglie Cappellacci: «È incapace nel trattare col governo». Ugo Cappellacci. Il presidente della Regione, insieme all’assessore all’industria Alessandra Zedda, ha diffuso un comunicato al veleno in cui c’è scritto: «Il tradimento degli impegni da parte del ministro Fornero non solo è una grave scorrettezza sul piano politico, ma è una fiammata che incendia i nostri territori e getta nello sconforto le nostre comunità». Poi l’affondo: «Le visite in Sardegna di rappresentati del governo (quelle passate, ma anche la prossima del ministro dell’interno Cancellieri) non servono se a Roma prosegue la secessione dello Stato dalla Sardegna e altri ministri (Fornero) continuano invece a seminare tensione sociale». A parte la levata di scudi, il comunicato non fa sapere quali saranno i provvedimenti della giunta per colmare il vuoto dei 46 milioni e la mancanza di idee è preoccupante. Giampaolo Diana. Per il capogruppo del Pd in Consiglio regione, la requisitoria è invece doppia: «Senza giustificare il governo Monti, che in materia di politiche sociali non so se sia stato meglio o peggio di chi l’ha preceduto, quanto deciso dal ministro Fornero, è la conferma che questa giunta è finita, ancora una volta, nella trappola degli impegni generici. E c’è finita per colpa sua: come degli allocchi il presidente e i suoi assessori hanno abboccato, nonostante dall’opposizione li avessimo avvertiti che quei soldi non erano sicuri. Allora la risposta della giunta fu che noi seminavamo terrore sociale. Per fortuna, questi sono i risultati ottenuti da chi, come sempre, ha dimostrato di non saper trattare con Roma, di non saper governare e soprattutto di essere inconcludente. Ora spetterà al Consiglio metterci una pezza e trovare una via d’uscita per i cassintegrati oggi condannati dal centrodestra e dal governo dei professori». I parlamentari. Mauro Pili (Pdl) ha sparato nel mucchio del governo Monti: «Per la Sardegna, continua a essere peggio di una calamità. Siamo di fronte a un furto premeditato messo in atto con arroganza e destrezza». Sempre dallo stesso fronte arriva la stoccata di Bruno Murgia: «È un affronto senza precedenti, incosciente e oltraggioso». Ma qui a incendiare le polveri c’è anche buona parte della prossima campagna elettorale del Pdl contro Monti e i centristi. Le forze sociali. Per il presidente regionale delle Acli, Ottavio Sanna, è sempre più preoccupante che «Monti, oggi sempre più in campagna elettorale, continui a calpestare la dignità dei sardi. Da lui l’isola pretende che mantenga gli impegni presi, perché siamo stanchi di solidarietà e di belle promesse. È urgente che almeno per il 2013 siano garantite le risorse per la cassa integrazione e queste risposte devono essere immediate». Altrimenti sarà davvero una macelleria sociale (ua)

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