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La nuova sardegna. Il Pd sardo dice no all’invasione romana

Due esterni nelle liste per la Camera e il Senato sono troppi e oggi la direzione regionale dovrà cercare la mediazione

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di Umberto Aime

CAGLIARI Il Pd sembrava correre come un treno e invece il convoglio con le liste elettorali è ancora fermo a Roma. Dopo l’euforia per le primarie, fra la segreteria nazionale e quelle regionali sono continuati anche ieri gli attriti sempre sul solito punto: le candidature esterne. Alla Sardegna è stato chiesto un contributo di due posti, ma il segretario Silvio Lai (che sarà capolista alla Camera) ha risposto: «Massimo uno e che sia sardo, o comunque legato in maniera chiara all’isola». Non più di un’accoglienza, dunque, altrimenti – avrebbe detto ancora Lai – sarebbe tradito lo spirito delle primarie. Però pare che il Pd nazionale non si sia arreso nella richiesta, un esterno alla Camera e il secondo al Senato. «È una proposta molto difficile da accettare», è il segnale che arriva da chi ha notizie di prima mano dalla Capitale. Tanto che oggi, con la direzione regionale convocata, c’è chi annuncia: «La situazione è ancora complicata. È molto difficile che da subito escano le liste da proporre poi a Roma». Sarà un passaggio interlocutorio, quello di stamane. Oltre al problema degli esterni, c’è quello dei recuperi, con buona parte della base che vorrebbe rivedere in lista alcuni parlamentari che alle primarie sono stati sconfitti o non hanno partecipato. Ad esempio il deputato Guido Melis (battuto) ed è per lasciare proprio al parlamentare sassarese un posto al Senato, Renato Soru avrebbe rinunciato a essere lui il capolista in Sardegna per Palazzo Madama. E ancora: nel Sulcis cresce la richiesta di far rientrare in corsa il senatore Francesco Sanna (sconfitto il 30 dicembre) e lui sul suo blog ha fatto sapere: «Sono a disposizione». Mentre anche il deputato Giulio Calvisi (che non si è presentato alle primarie per scelta politica) potrebbe ritornare in gioco su richiesta di diversi iscritti al partito. Ma il vero nodo restano gli esterni e oggi la direzione regionale dovrà trovare una mediazione interna fra le pretese di Bersani e quelle, conquistate sul campo, dal popolo delle primarie. Pdl in confusione. Col coordinatore regionale del partito, Settimo Nizzi, che continua a leggere i curricula di quanti (molti) si sono proposti, c’è una prima certezza: il presidente del Consiglio Claudia Lombardo non si candiderà ed è difficile che ci ripensi anche se un domani a chiederle il sacrificio dovesse essere Silvio Berlusconi. Fra le altre candidate sono invece in salita le quotazioni dell’assessore alla Sanità Simona De Francisci. Ma nel Pdl la confusione è totale soprattutto perché non si sa quanti saranno ancora i transfughi. I centristi. L’indiscrezione che l’ex sindaco di Cagliari Emilio Floris possa passare dal Pdl alla lista “Con Monti per l’Italia” ha aumentato le tensioni nel centrodestra, ma avrebbe risolto un problema nell’ancora litigiosa coalizione Udc-Fli-Italia Futura. Deluso dal Pdl, Floris è considerato dai notabili pro Monti come il candidato ideale in Sardegna per la lista unica al Senato, anche perché libererebbe un altro pezzo da novanta, il senatore Beppe Pisanu, dall’obbligo di presentarsi nell’isola per puntare al seggio. Ma dall’ex sindaco di Cagliari non sono arrivate ancora conferme o smentite sul possibile cambio di casacca, anche se molti attivisti cattolici di aria montiana continuano a far pressione perché accetti. L’idv e Ingroia. Anche questo schieramento ha cominciato a muoversi. La direzione regionale di Italia dei Valori ha già messo in moto la macchina organizzativa per sostenere la lista «Rivoluzione civile», capeggiata da Antonio Ingroia. Il magistrato in Sardegna potrà contare anche sul contributo del gruppo «Cambiare si può», che da Oristano fa sapere: «I nostri candidati saranno solo espressione di associazioni e movimenti che si sono opposti prima Berlusconi e ora a Monti».

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