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La nuova sardegna. Primarie stravolte, è rivolta nel Pd sardo

Lai non dà l’intesa ma le liste sono approvate. Barracciu: «Porcata peggiore del Porcellum». Il capogruppo Diana si dimette

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Ecco la lista del Pd per la Camera: 1 Emanuele Cani (Sulcis); 2 Romina Mura (Cagliari); 3 Giovanna Sanna (Sassari); 4 (una donna del Psi nazionale); 5 Caterina Pes (Oristano); 6 Giampiero Scanu (Olbia); 7 Francesco Sanna (Sulcis); 8 Siro Marrocu (Villacidro); 9 Gavino Manca (Sassari) Per ripescare Francesco Sanna sono state annullate le primarie del Sulcis e Cani, che le aveva vinte, è capolista nazionale. Questa è la lista del Pd al Senato 1 Silvio Lai (quota nazionale); 2 Giuseppe Luigi Cucca (Nuoro); 3 Ignazio Angioni (Cagliari) 4 Luigi Manconi (quota naz.); 5 Paolo Fadda (Cagliari). In caso di vittoria alle elezioni del 24 e 25 febbraio il Pd è certo di eleggere 8 deputati e 2 senatori. Ora la posizione in lista di Gavino Manca e Paolo Fadda, che alle primarie erano tra i primi dieci, è fortemente a rischio.
di Filippo Peretti wCAGLIARI Le liste di Camera e Senato sono state approvate ieri sera a Roma e nel Pd sardo è subito esplosa una rivolta senza precedenti: sono rimaste le designazioni nazionali ed è stato ribaltato il risultato delle primarie. Il segretario Silvio Lai, che ha votato contro assieme alla maggioranza dei delegati sardi e che aveva annunciato che in caso di dissenso non avrebbe accettato la candidatura, ha deciso di convocare per domani o venerdì la direzione regionale. Il vice segretario, Francesca Barracciu, non ha usato mezzi termini: «E’ una porcata peggiore del Porcellum, va respinta con tutti i mezzi politici». Arturo Parisi ha parlato di «giochi delle tre carte», il leader della minoranza nell’isola, Paolo Fadda, bersaniano dell’area popolare, è stato messo fuori dalla rosa degli eletti sicuri e ha ha annunciato che oggi aprirà «una riflessione con gli amici per vedere quale atteggiamento assumere». Le novità rispetto alle primarie sono numerose. I capilista della Camera non sono più le due donne più votate a Cagliari e Sassari (Romina Mura e Giovanna Sanna) ma il segretario del Sulcis, Emanuele Cani, che aveva sconfitto il senatore uscente Francesco Sanna. Per ripescare Sanna, da sempre vicinissimo al presidente del comitato elettorale Enrico Letta, Cani è stato promosso dal settimo al primo posto. Letta ha poi completato il quadro candidando in Liguria l’altro suo sostenitore sardo, Marco Meloni, che non aveva partecipato alle primarie. In lista, sempre per la Camera, è stata inserita al quarto posto una candidata socialista romana (non è stato ancora reso noto il nome) paracadutata dal Lazio forse per consentire lì la presenza in lista della renziana Alessandra Tresalli, consigliera comunale di Carbonia, contro la quale si era rivoltato il partito. La Tresalli è sostenuta da Matteo Renzi. La lista è riportata nello schema qui sopra. Sino all’ottavo posto (l’ultimo sicuro in caso di vittoria del Pd) ci sono i vincitori delle primarie di Oristano, Olbia e Villacidro (più Sanna). Al nono posto è finito il parisiano-renziano Gavino Manca, che era arrivato nono alle primarie, che però comprendevano anche i candidati del Senato. Per Palazzo Madama il capolista è Silvio Lain (ma accetterà?). Seguono il vincitore di Nuoro (Cucca), il secondo di Cagliari (Angioni) più Luigi Manconi (imposto dalla segreteria nazionale) e infine il deputato uscente Paolo Fadda, che, arrivato decimo alle primarie, ora è piazzato al quattordicesimo posto, più che a rischio di elezione. Dopo due vertici (lunedì notte e ieri pomeriggio) Silvio Lai non ha dato l’intesa sulle liste. Durante i lavori della direzione nazionale è stato riaperto un tavolo sulla Sardegna, ma senza alcuna conseguenza. Quindi lo strappo nel voto. Durissimo il commento di Francesca Barracciu, membro della direzione. «Le primarie e i nostri elettori sono stati traditi, non è stata nemmeno rispettata la percentuale femminile, le due liste sono inaccettabili. Mai si era visto un’incursione così pesante da Roma. Sarebbe stato meglio non fare le primarie». «La dirigenza del Pd ha dato il peggio di sè», ha dichiarato Arturo Parisi, dispiaciuto per il trattamento ricevuto da Gavino Manca e anche per l’esclusione di Reggi, il coordinatoredella campagna di Renzi. «Si è arrivati – ha detto – a manipolare il pronunciamento degli elettori».

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