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La nuova sardegna. Pd sardo in rivolta «Alto tradimento»

Le liste imposte scatenano dovunque una levata di scudi Dimissioni immediate del capogruppo in Consiglio regionale

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di Umberto Aime

CAGLIARI Altro che semplice caso, unico in Italia, nell’isola è scoppiata una rivolta mai vista nel Pd, per le liste della Camera e del Senato paracadutate da Roma. All’indomani del verdetto, con posti stravolti, recuperi in extremis e pasticci vari, si è scatenata la bagarre. Dovunque: nelle sezioni, moltissimo sul web, in Consiglio regionale e anche nei corridoi, con tutti a gridare allo scandalo, alla “porcata” (per dirla come Francesca Barracciu) per quella griglia imposta dalla direzione nazionale del partito. È stata una ribellione al grido: «Avete tradito le primarie», oppure «Siamo peggio della Dc», o ancora «Addio libertà, mettiamoci l’anima in pace». In poche ore, il Partito democratico si è trasformato in un grande falò fra dimissioni istituzionali, autosospensioni dagli incarichi, tessere gettare nel cestino e molto altro ancora. E tutto scatenato dalle griglie romane che hanno promosso, pare a sua insaputa, Emanuele Cani (Sulcis) capolista alla Camera, assegnato posizioni privilegiate ai socialisti e a forestieri o quasi, rimesso in corsa l’uscente Francesco Sanna (ancora del Sulcis) sconfitto alle primarie, trasformato i vincitori di dicembre, a cominciare da Gavino Manca, sassarese, e Paolo Fadda, cagliaritano, in vinti e con scarse possibilità di essere eletti. In questo campo di battaglia, è andata in scena una prima teatrale: «Fratelli (compagni) coltelli» . E oggi la direzione regionale, convocata a Oristano, cercherà di metterci una pezza, o comunque evitare che la sommossa si trasformi in una pericolosa diaspora di voti a febbraio. I falchi. La maggioranza nel Pd sardo. Anzi, tutti. A cominciare da Arturo Parisi al capogruppo in Consiglio regionale, Giampaolo Diana, che si è dimesso dall’incarico, seguito dal vice Marco Espa. Poi il segretario regionale dei giovani, Mauro Usai, ha restituito l’incarico, e l’organizzatore del forum dei piccoli comuni, il sindaco Emiliano Deiana, che si è dissociato con una dura lettera di protesta. Lo stesso ha fatto il presidente dell’Anci Sardegna, Cristiano Erriu. Mentre l’ex assessore Massimo Dadea (giunta Soru) ha chiuso con il partito: non rinnoverà la tessera dopo quarant’anni. Poi a gridare allo scandalo sono stati altri consiglieri regionali e Graziano Milia, che fa parte del consiglio nazionale del partito. Ma al fianco di tanti nomi conosciuti c’è l’esercito delle primarie, che si è sentito tradito e qualcuno si è lasciato andare persino alle invettive, o un più evocativo: «Tafazzi era un dilettante». Arturo Parisi è stato fra i primi ad andare a bersaglio: «Il Pd nazionale – le sue parole – ha mancato di rispetto alla Sardegna e questo è inaccettabile». Giampaolo Diana ha rincarato la dose nella conferenza in cui ha annunciato le dimissioni: «Non ci sono davvero più le condizioni minime, per continuare il rapporto con un partito che, insieme alle primarie, ha spazzato via la grandezza delle primarie». Anche Francesca Barracciu, vicesegretario, è ritornata alla carica: «Hanno preso tutto, anche le quote di genere. È uno schifo». Con Cristiano Erriu che ha parlato di «spettacolo indecoroso», o Graziano Milia con il suo «macché partito federato, Roma vuole solo subalterni». Nessuna dichiarazione invece da parte di Paolo Fadda, che ieri ha riunito il suo gruppo, ma ambienti vicini al parlamentare uscente fra i più penalizzati dalla lista paracadutata, è arrivato un eloquente: «Inaudito». I possibilisti. Il segretario regionale Silvio Lai ieri ha preferito non esporsi, nonostante martedì avesse votato contro la griglia. Dicono però che sia impegnato in una difficile mediazione con Roma, tre le ipotesi (vedi box sopra), per evitare che dallo strappo si passi alla voragine che potrebbe sfociare nella clamorosa mancata accettazione della candidatura da parte dei molti prescelti. Anche il presidente regionale Valentina Sanna sarebbe impegnata nella difficile trattativa. Possibilità di successo? Abbastanza, ma non molte. Comunque bisogna fare in fretta, perché il Psd’Az (gli è stata rifiutata l’alleanza ufficiale) ha già offerto una zattera ai possibili transfughi. Le colombe. Poche. Anche se qualche segnale è arrivato dal Sulcis, al centro del caso politico: «Evitiamo gli isterismi, sediamoci intorno a un tavolo e lavoriamo insieme per vincere le elezioni». Ma di pace non si parla: «Fratelli coltelli» è annunciato in replica ancora per molti giorni.

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