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L'unione sarda. Candidature Pd, trattativa in salita

Lai chiama Roma ma il quarto posto alla Camera resta al Psi

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Non saranno i socialisti a risolvere i problemi del Pd sardo: ieri, mentre Silvio Lai avviava una complicata trattativa con Roma per modificare l'ordine dei candidati, il Psi di Riccardo Nencini ha chiuso l'intesa per essere ospitato nelle liste bersaniane. Quindi occuperà nell'Isola la quarta casella della Camera, che avrebbe liberato se avesse fatto liste proprie. Non si sa chi sarà il prescelto di Nencini: si parla ancora di Bobo Craxi ma altre voci lo danno ora meno probabile (lui stesso, due giorni fa su Twitter, ha affermato di non aver «mai chiesto niente, conosco bene l'autonomia dei sardi»). Di sicuro arriverà da altre regioni.
TRATTATIVE La novità rende ancora più difficile la revisione delle liste chiesta giovedì dalla direzione regionale del Pd. Ieri Lai ha aperto una trattativa con la commissione elettorale nazionale, ma la diplomazia segue vari canali. E anche Bersani è stato informato dei problemi in Sardegna. L'ordine del giorno votato dalla direzione regionale chiede di «rivedere l'ordine di lista», dunque con rimescolamenti tra i candidati per rispettare le primarie. Ma ragionevolmente non c'è da aspettarsi uno stravolgimento di quanto deciso a Roma.
In Sardegna, intanto, Marco Meloni (candidato in Liguria) difende su Facebook il recupero di Francesco Sanna, lettiano come lui, ma battuto da Emanuele Cani nelle primarie del Sulcis. «Se non fosse stato capolista Cani sarebbe stato un esterno, non necessariamente sardo», scrive Meloni: «In molte regioni, per limitare gli esterni, si è candidato come capolista un vincitore delle primarie, con “scorrimento” di altri arrivati alle spalle».
Secondo Meloni il recupero di Sanna «non penalizza nessuno» e «non fa arretrare chi ha vinto le primarie». Perché «il regolamento portava a 5 esterni in Sardegna. Quindi chi è arrivato nono (Gavino Manca a Sassari) poteva essere fino a quattordicesimo. E chi è arrivato decimo (Fadda a Cagliari) quindicesimo».
GLI ALLEATI La direzione regionale del Pd ha anche bocciato la richiesta di apparentamento col Pd arrivata da Upc e Rossomori. Questi ultimi hanno reagito con una dura lettera, firmata dal presidente Gesuino Muledda e dal segretario Salvatore Melis, indirizzata «al compagno Pier Luigi Bersani»: si definisce «inaccettabile che un segretario di un partito alleato ci abbia comunicato l'orientamento a proporre alla direzione del suo partito l'accoglimento della richiesta e che tale proposta sia stata illustrata in termini di pericolo di perdita di un seggio in favore dei Rossomori». A loro giudizio, «la scelta di rompere i rapporti con noi» è «un fatto di animalesca fame di potere», nonché «un trasformismo di bassa lega» a danni di un partito da sempre alleato dal Pd, e che «resta di sinistra e di conseguenza si comporterà».
LE ALTRE SIGLE Giochi apertissimi nel Pdl: filtra però da Roma la conferma che saranno poche le deroghe per chi ha più di tre legislature alle spalle. E questo danneggia Salvatore Cicu e Carmelo Porcu. Invece è quasi ultimata la Lista Monti per il Senato: confermato al numero uno il giornalista Mario Sechi, seguito da Liliana Lorettu (in quota Udc) e da Maddalena Calia (Fli). Al quarto posto Gianni Campus, al quinto Vincenzo Piras.
Alla Camera i montiani vanno con Pierpaolo Vargiu capolista e in alleanza con Udc (primo posto per Giorgio Oppi) e Fli (Ignazio Artizzu dopo Gianfranco Fini). Nell'Udc Federico Ibba, nome invocato da alcuni amministratori e dirigenti del partito per una scelta di rinnovamento, si dice «a disposizione anche per l'ultimo posto in lista», auspicando comunque altre candidature giovani. E mentre il Quinto Moro di Andrea Prato va verso l'intesa col Psd'Az, a destra Fiamma tricolore si prepara a candidare Gianmario Muggiri alla Camera e Achille Boero al Senato.
MONITO CISL «La battaglia per trovare un posto nelle liste - protesta però il leader Cisl Mario Medde - sta occultando la scelta fatta dai sardi nei referendum», specie «l'Assemblea costituente per riscrivere lo Statuto speciale e modernizzare le istituzioni dell'Isola».
Giuseppe Meloni

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