di Umberto Aime
CAGLIARI Il segretario regionale del Pd, Silvio Lai, è irraggiungibile, fa sapere la voce metallica del telefonino. Non è impegnato nella traversata dell’oceano, ma poco ci manca. Da ieri – su mandato del documento votato dall’assemblea di Oristano – è solo a Roma, ma impegnato in un’altra impresa impossibile se non addirittura più difficile: convincere la commissione elettorale nazionale a rimescolare l’ordine delle liste per la Camera e il Senato. Proprio delle due griglie – paracadutate dalla Capitale, questa è l’accusa – che da martedì hanno scatenato un putiferio in Sardegna. Al grido di «alto tradimento dello spirito delle primarie», come si sa, è scoppiata la rivolta contro Roma e da ieri Lai è impegnato («giorno e notte», fanno sapere dalla segreteria) per metterci una pezza. Ma finora la commissione, presieduta dal vicesegretario Enrico Letta, avrebbe riposto picche a tutte le richieste di mediazione. Che poi, in effetti, è una sola: restituire ai vincitori delle «parlamentarie» nell’isola il quarto posto nella lista della Camera assegnato dal Nazionale in quota al Psi. Quando la trattativa sembrava ben avviata, è invece venuta giù un’altra bufera. Perché, nella tarda mattinata, è stato proprio Letta ad annunciare alle agenzie che il Pd aveva chiuso soddisfatto l’accordo con i socialisti di Riccardo Nencini. In Sardegna fino all’ultimo c’è chi ha sperato in una clamorosa novità , come tra l’altro preteso dalla direzione regionale di Oristano, e invece è arrivato lo schiaffo numero due. Con Letta e Nencini che poco dopo, insieme, hanno confermato la firma del patto in cinque collegi e altrettante elezioni sicure per il Psi, a cominciare dalla Sardegna e poi nelle Marche, in Campania, Basilicata e Veneto. A quel punto, nell’isola, il termometro dello sconforto è salito ancora ed è esploso quando le agenzie hanno rilanciato la dichiarazione finale di Letta: «Ora sì che siamo pronti ai blocchi di partenza. Le liste sono definitive e anche l’intesa è completa in piena coerenza col mandato che abbiamo ricevuto dagli oltre tre milioni di elettori che hanno partecipato alle primarie». Punto e basta, neanche un accenno al caso Sardegna. Fine delle speranze? No, nonostante il «muro Letta» – fa sapere ancora la segreteria regionale – Silvio Lai non si è perso d’animo e nella tarda serata di ieri ha riannodato i fili della trattativa. Certo, gli spazi continuano a ridursi ora dopo ora, anche se c’è ancora uno spiraglio prima di rientrare domani nell’isola con l’esito della missione speciale. C’è ad esempio chi sostiene: il segretario ha un ultimo asso nella manica per convincere Letta (il più riottoso) a ritoccare le liste e potrebbe essere quello di aver ottenuto dal candidato senatore Luigi Manconi (oggi quarto nella lista) la promessa di un passo indietro se la «situazione dovesse degenerare» ed è possibile che accada visti gli umori dell’assemblea di Oristano. Se Manconi rinunciasse, alla Sardegna non sarebbe restituito il posto alla Camera (ormai blindato dai socialisti) ma quello al Senato, con una nuova casella libera per i vincitori delle primarie di dicembre. Non sarebbe un successo, ma potrebbe bastare a calmare gli animi in un Pd ancora molto su di giri.
