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L'unione sarda. Province, è scontro totale

Gli Enti locali chiedono il ritiro del commissariamento

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«La Giunta Regionale rischia di portare la Sardegna verso un vero e proprio caos istituzionale. Il Ddl di riordino delle Province deve essere ritirato, scongiurando così un commissariamento che avrebbe effetti devastanti. A parte i problemi di legittimità costituzionale che abbiamo già segnalato lo scorso 30 novembre». È una denuncia molto circostanziata quella che arriva dal Consiglio delle autonomie locali, rivolto al Consiglio regionale. Un lungo e articolato documento nel quale viene chiesto alla maggioranza di centrodestra di ritirare i commissariamenti che dovrebbero scattare il 28 febbraio prossimo.
GANAU (CAL) «Vogliamo sottolineare le gravi conseguenze cui si sta andando incontro. La confusione è totale, sia per quanto riguarda la ricollocazione e la ridistribuzione delle funzioni che per i servizi resi ai cittadini. Abbiamo detto e ribadiamo - ha sottolineato il presidente del Cal Gianfranco Ganau, sindaco di Sassari - che serve un progetto complessivo di riforma del sistema istituzionale sardo. Senza questo non si potrà che andare avanti con disegni di legge fatti all'ultimo momento, con interventi legislativi che non risolvono i problemi ma anzi li acuiscono. Il Cal vuole dare il proprio contributo e lo vuole fare al di fuori delle contrapposizioni politiche. Chiediamo quindi che sia prorogato per un anno l'attuale assetto delle Province e si riapra il confronto con gli Enti locali. Facciamo appello anche a tutto il Consiglio perché faccia in modo che si eviti quel che appare come un disastro annunciato».
I RIFORMATORI «Com'era prevedibile, all'approssimarsi della scadenza del 28 febbraio, quelli che non vogliono toccare le Province hanno iniziato l'offensiva - replica il coordinatore dei Riformatori Michele Cossa, tra i promotori del referendum dello scorso anno - il Cal continua a proporre la sua linea di prorogare, possibilmente all'infinito, l'attuale assetto, agendo di conserva col fronte conservatore del Consiglio regionale. Ma con l'abrogazione delle Province gli unici posti a rischio sono quelli degli amici e sodali di Capelli, Uras e compagni. Non avranno più prebende e dovranno rassegnarsi a non alimentare gli sprechi con le spese di questi enti totalmente inutili».

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