I nomi dei candidati per Camera e Senato non sono ancora ufficiali: da qui al 21 gennaio (termine fissato per la presentazione delle liste) c'è abbastanza tempo per ripensamenti, colpi di scena e polemiche. Una - di queste ore - è legata all'adesione di assessori e consiglieri regionali di maggioranza alle liste di Mario Monti, situazione che apre scenari poco incoraggianti sulla tenuta degli equilibri che reggono la Giunta regionale. Dalle (possibili) divisioni nella coalizione che governa in viale Trento al centrosinistra, dove è ancora aperto il caso Pd. Il quarto in lista, in quota Psi dopo la rinuncia di Bobo Craxi, sarà Lello Di Gioia, ex deputato Sdi. E il deputato uscente Paolo Fadda chiede al segretario Silvio Lai la convocazione urgente del popolo delle primarie per trovare una soluzione che scongiuri la frattura tra il partito e i suoi elettori. Bacchetta la segreteria nazionale invece l'ex ministro della Difesa Arturo Parisi.
IL CENTROSINISTRA Nel Pd proseguono le fibrillazioni. La notizia secondo cui la direzione regionale avrebbe negato all'Unione Popolare Cristiana (Upc) l'ingresso nella coalizione non è piaciuta al segretario Enrico Piras: «L'Upc, in piena sintonia con Bersani, aveva siglato un patto federativo con la lista civica dei Moderati, e ha lavorato per la presentazione delle liste in Sardegna. Ritengo sia scorretto l'atteggiamento della direzione del Pd sardo».
LETTERA DI PAOLO FADDA Paolo Fadda scrive a Silvio Lai: «Guidi la rivolta contro Roma per evitare la debacle». Fadda dà atto al segretario di aver compiuto in difesa delle primarie «atti coraggiosi, quali la decisione di non dare l'intesa al nazionale e di non accettare la candidatura in una lista non condivisa dall'intero partito nell'Isola». Prosegue Fadda: «Sono atti, compiuti persino con sacrificio personale, che dimostrano il tuo alto senso del partito e della militanza e la tua coerenza ideale. Azioni, queste, che ti fanno onore e che, infatti, pur in una situazione così difficile, sono state unanimemente apprezzate e hanno garantito l'unità della direzione regionale». E ancora: «Hanno riscosso uguale apprezzamento altri gesti a difesa del voto democratico, quali la rinuncia di vincitori delle primarie a candidarsi e la mia disponibilità a occupare qualsiasi posto in lista, anche l'ultimo. Così come hanno riscosso vasto consenso le dimissioni in massa dalle cariche di partito dei nostri dirigenti. Ma è una fase cruciale. Il popolo delle primarie, che ci ha assicurato il rilancio del partito forse al di là delle più rosee aspettative, si sente tradito». Conclusione: «Se non ci mettiamo in sintonia con i nostri elettori, non saremmo più credibili di fronte all'opinione pubblica quando, una volta tornati al governo della Regione, ci troveremo a difendere l'autonomia della Sardegna nel rapporto con lo Stato». Duro anche Arturo Parisi: «Non riesco a credere che nella questione delle liste la segreteria nazionale del Pd possa ignorare il diniego dell'intesa manifestato dal segretario regionale Lai. L'intesa è infatti una condizione necessaria per la stessa presentazione delle liste. Ben altro è stato l'ascolto riservato ad altre regioni: nel Friuli la segretaria Serracchiani ha ottenuto il rispetto della regione dall'invio di candidati esterni. Solo l'abitudine al Porcellum e la sicurezza della vittoria possono spiegare un comportamento così autolesionista che va esponendo da giorni il centrosinistra sardo a un logoramento crescente della sua immagine».
SCHERMAGLIE I mutati scenari politici scatenano le prime ammissioni di Udc (che candida Giorgio Oppi e l'assessore Sergio Milia alla Camera) e Riformatori, al governo della Regione ma con Monti alle Politiche. Se Oppi ribadisce «l'autonomia dell'Udc sarda», facendo però intendere che dopo la presentazione delle liste qualche puntualizzazione «di ciò che non va» a Cappellacci verrà fatta, Michele Cossa rimanda al dopo voto una discussione complessiva «anche su una nostra eventuale permanenza nella compagine». Sul caso degli esponenti dell'esecutivo candidati prende posizione Matteo Sanna (Fli): «Cappellacci chieda agli assessori che saranno presenti nelle liste di autosospendersi».
IL CASO LA SPISA Nel sito www.sceltacivica.it sono pubblicate le liste per la Camera del Professore. Il capolista è Pierpaolo Vargiu dei Riformatori, il numero due Giorgio La Spisa. Proprio ieri si è diffusa l'indiscrezione che il vicepresidente della Regione ci stesse ripensando, ma non ci sono conferme. Al posto numero tre c'è Noemi Sanna, ex consigliere regionale di An, al quarto Pietrino Fois. Seguono Maria Rosaria Montisci, Iolanda Cabuderra, Gesuino Beccari, Danila Nurra, Giovanni Fadda, Giovanni Falchi, Maristella Lecca, Riccardo Cioni, Pierluigi Cadeddu, Noemi Migliavacca, i consiglieri regionali Franco Meloni e Michele Cossa («negli ultimi posti per spirito di servizio») e Simonetta Monaco. Al Senato è confermato Mario Sechi capolista, seguito da Liliana Lorettu (Udc), Maddalena Calia (Fli, ex sindaco di Lula), dall'ex assessore all'Urbanistica di Cagliari Gianni Campus sempre in quota Udc.
PDL Ancora silenzio sulle liste del Pdl. Il coordinatore Settimo Nizzi ha rivelato che la prossima settimana potrebbero esserci novità da Roma. E sorprese. Berlusconi, del resto, in tempi non sospetti ha affermato che due terzi degli uscenti non sarebbero stati candidati: se così fosse, solo in quattro tra Camera e Senato si salverebbero tra gli uscenti nell'Isola. Per il Senato tornerebbe in auge il nome dell'ex sindaco di Cagliari Emilio Floris; per la Camera via libera a Mauro Pili, Nizzi e Bruno Murgia. Il coordinamento di Sassari chiede intanto la conferma di Carmelo Porcu e la candidatura dell'assessore all'Urbanistica Nicola Rassu, del consigliere regionale Tore Amadu e dell'imprenditrice Sara Salina. Questo mentre Fratelli d'Italia nei prossimi giorni si presenterà nella nuova sede di Piazza del Carmine a Cagliari. Candidato per Montecitorio è l'assessore al Lavoro Antonello Liori.
I SARDISTI È di ieri anche la notizia che nella corsa per le Politiche ci sarà anche il Psd'Az, con il proprio simbolo e senza alleanze. È quanto emerso dal consiglio nazionale di ieri a Birori. Le liste però accoglieranno esponenti del Quinto Moro, movimento fondato dall'ex assessore regionale dell'Agricoltura, Andrea Prato.
Lorenzo Piras
