Se qualcosa può cambiare, nelle liste del Pd, si capirà in 48 ore. Tra oggi e domani il segretario Silvio Lai riaprirà i contatti con Roma (specie con Maurizio Migliavacca, alter ego di Bersani nel comitato elettorale), per la trattativa invocata giovedì dalla direzione regionale. Ma i margini per una correzione dell'ordine dei candidati sono stretti.
IL SOCIALISTA Non si prevedono rinunce individuali. E il quarto posto alla Camera resterà al Psi: sabato si è saputo che non ci sarà Bobo Craxi (figurava in una rosa di nomi vagliata nei giorni scorsi, ma dovrebbe rinunciare e attendere eventuali incarichi di governo), ma il pugliese Lello Di Gioia. Difficile anche che il braccio di ferro con Roma possa far scalare in basso il socialista: il patto Psi-Pd prevede posti sicuri.
Franco Marras, coordinatore della segreteria regionale, conferma che «la strada è in salita, ma non disperiamo. La segreteria continuerà a cercare una soluzione e farà tutto il possibile». Se nulla cambierà «saremo comunque leali, come altre volte in cui abbiamo avuto nomi paracadutati da Roma, capilista con presunte origini sarde e interi territori cancellati dalle liste».
UMORI Nessuna reazione ufficiale alla lettera con cui Paolo Fadda ha invitato Lai a dar voce alla protesta riunendo il popolo delle primarie. I malumori continuano però a esprimersi sui social network. Il presidente dell'Anci Cristiano Erriu, vicino a Fadda, denuncia su Facebook gli «strappi e forzature» dell'area ex popolare «da cui provengo. Afferma il superamento delle correnti, ma fa barricate per tutelare i frati del proprio convento» (probabile allusione ai lettiani). Erriu chiede «coerenza con le primarie, ormai entrate nella testa e nel cuore dei militanti». E ai vertici nazionali consiglia di utilizzare col Pd sardo «la stessa cautela usata coi friulani guidati dalla coriacea Serracchiani».
I CENTRISTI Da segnalare, nel centrosinistra, la provocazione di Roberto Capelli dell'Api, capolista alla Camera (al Senato è Patrizio Rovelli) per il Centro democratico di Tabacci e Donadi: «Costruire una lista senza polemiche, scontri, litigi e offese, non fa notizia», protesta, difendendo «la decisione di un partito di centro moderato e riformista di schierarsi con trasparenza in una delle coalizioni in campo», e contestando «chi tiene due piedi in una staffa, chi sta al Governo regionale ma si schiera contro alle elezioni politiche, chi è stato silente per anni e improvvisamente fa appelli all'autonomia dei sardi». (g. m.)
