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La nuova sardegna. Silvio Lai: «Compatti verso la vittoria»

Dopo la lettera di Bersani, il partito chiude il caso con Roma: «Ora serve l’entusiasmo delle primarie»

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di Umberto Aime

CAGLIARI La «ditta» è sempre una sola ed è per il «bene comune del partito e della Sardegna» che «consideriamo chiuso il caso delle liste del Pd», per «entrare subito, a pieno titolo, compatti, con tutte le nostre forze, in questa campagna elettorale difficile» e «dobbiamo farlo con un solo pensiero: vincere alla grande il 24-25 febbraio, per poi un domani, che è molto più vicino di quanto immaginiamo, liberare anche la Regione dal centrodestra». Parole e pensieri da leader e capolista al Senato sono di Silvio Lai, il segretario regionale, nel giorno della presentazione quasi ufficiale dei diciassette candidati alla Camera e degli otto per Palazzo Madama. Da Roma è rientrato giovedì notte, a pubblicazione avvenuta della lettera «decisiva, importante e sacra» di Pierluigi Bersani, che «per l’isola ha avuto un’attenzione particolare» e che «sulla Sardegna manterrà la parola data». Per poi aggiungere: «Se necessari, i correttivi annunciati dal futuro premier, ci saranno fino a restituirci quello che, secondo le aspettative, sentiamo ci sia stato sottratto. Ma non abbiamo intrapreso questa battaglia per un posto in più o in meno». Niente di tutto questo è accaduto, così come fra i retroscena del patto romano non ci sono futuri baratti d’incarichi a Palazzo Chigi o chissà dove. Potrebbe giurarlo, Silvio Lai che ha ricordato: «In questi giorni, all’interno del partito, c’è stata un confronto serio, appassionato e pubblico, sottolineo pubblico, in difesa della nostra autonomia e dell’orgoglio di noi sardi: era giusto pretendere il rispetto del valore delle primarie. Abbiamo combattuto per questo e da oggi dobbiamo continuare a farlo contro il populismo, l’antipolitica, Berlusconi e Cappellacci». È questa la certezza di chi ha lottato per spegnere l’incendio delle polemiche sulle liste paracadutate. Stanco, felice e soprattutto «sono soddisfatto», si potrebbe definire così lo stato d’animo del segretario, che non vuole più vedere musi lunghi: la sua più che una chiamata agli affetti, è stato un appello per conquistare «quello che vogliamo sia un grande successo». È un avanti tutta, ripetuto con decisione anche da Paolo Fadda, uno dei candidati che il Nazionale ha penalizzato, è finito in un complicato quinto posto nella griglia del Senato: «Bersani – sono state le parole del deputato uscente – ha riconosciuto, con la sua lettera, gli errori compiuti. Mi basta, e come in passato, in lui ho piena fiducia. Però pensare che solo questo possa servire a recuperare la fiducia col popolo delle primarie sarebbe sbagliato. Noi tutti, nelle settimane che si separano dal voto, dobbiamo impegnarci per vincere la battaglia finale e restituire alla Sardegna quella rappresentanza che merita». Al di là del socialista pugliese e/o di altri esterni, il Pd sardo ha voglia di essere proclamato vincitore: ha sentito il profumo dell’alloro e non vuole che svanisca. Sarà così per tutti i candidati. A cominciare dal solo renziano presente in lista, il sassarese Gavino Manca, al nono posto, rischioso pure questo, alla Camera: «Quello che è successo, ha lasciato strascichi e delusioni. Per questo, il popolo delle primarie che si è sentito in parte tradito, oggi va ricompensato. Bersani ha detto che lo farà, e a noi tutti spetterà il compito di vigilare sugli impegni presi dal segretario nazionale». Da qui il Pd vuole ripartire. Ad esempio rientreranno subito le recenti e amare dimissioni e autosospensioni di dirigenti, sindaci e iscritti, fra tutte quelle del capogruppo in Consiglio regionale, Giampaolo Diana. «Non è un colpo di spugna sull’aspro confronto che abbiamo avuto con la direzione nazionale – ha detto il senatore Gian Piero Scanu, ora candidato alla Camera – ma è necessario per conquistare una rappresentanza ampia, forte e autorevole nei rapporti col prossimo governo». Anche questa è un’evoluzione dell’autonomia rivendicata dal Pd sardo nelle ultime settimane: «Abbiamo il dovere di ottenere un futuro per la nostra isola», ha detto Emanuele Cani, capolista alla Camera, che arriva dal Sulcis, la provincia più povera d’Italia, e Romina Mura, la più votata alle primarie cagliaritane e al secondo posto nella lista per la Camera, ha aggiunto: «Dobbiamo mettere fine ai troppi scippi che abbiamo subito». Il centrosinistra – secondo Francesco Sanna, candidato alla Camera – «ha oggi il dovere di vincere per realizzare quel Paese diverso che la gente si aspetta». Con un ultima richiesta di Siro Marrocu, in corsa per Montecitorio: «A Bersani chiedo che nei suoi primi cento giorni di governo, cancelli il Porcellum con una nuova e trasparente legge elettorale». Questa sì che sarebbe una grande vittoria per il popolo delle primarie.

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