di Giovanni Bua
NUORO Rasi al suolo. Insieme a Sassari, Oristano e, nemmeno a dirlo, Ogliastra. In una partita in cui il livello locale non ha contato nulla. Quello regionale, esaurita la prima mossa di prammatica, ha pensato a risolvere i suoi problemi. E i ganci nazionali si sono rivelati dei pesi più che degli aiuti. E così salvo miracoli (per il Pdl) nessun nuorese arriverà a Roma nella pattuglia di Berlusconi. L’unica, vaghissima, possibilità è che entri Bruno Murgia, risalito al quinto posto nella lista per la Camera per grazia del Cavaliere, dopo che il trio Verdini-Alfano-Bondi lo aveva piazzato addirittura sesto. Per Silvestro Ladu, quinto al Senato, poi le elezioni bisognerebbe vincerle. E anche bene. E non sembra proprio questa l’aria. Anzi, secondo le riservatissime proiezioni interne allo stesso Pdl, nemmeno un buon 20 per cento di voti a livello regionale basterebbe per il quarto posto alla Camera. Servirebbe almeno il 25. E per il secondo al Senato l’unica è sperare nel doppio flop di “5 Stelle” e Ingroia, che dovrebbero fermarsi sotto l’8 per cento. Quattro sole le poltrone sicure dunque. E con questi numeri il segretario regionale Settimo Nizzi si è presentato sabato a Roma per l’apertura del dossier Sardegna. La proposta era nota: Pili, Nizzi, Murgia e Vella alla Camera e Sanciu al Senato dietro Berlusconi (capolista in tutta Italia). Con l’incognita Cicu (serviva una deroga da Roma viste le cinque legislature). E lo spiraglio nuorese per Pietro Pittalis, con il capogruppo in Regione che non ha mai chiesto ufficialmente la candidatura, ma poteva infilarsi come uomo di Cappellacci nel caso di un no per l’ex sottosegretario alla Difesa. Solo sogni. Verdini, Bondi e Alfano cancellano tutto. E ripartono da capo. Al Senato ci va Emilio Floris (a dir la verità portato nei giorni scorsi da Verdini dallo stesso Nizzi). E alla Camera la lista la guida “l’amico di Berlusconi” (e soprattutto di Lupi) Vella, seguito da Cicu, Pili, Nizzi, Testoni e Murgia. Con questo elenco giudicato da incubo il drappello sardo va a dormire. Aspettando che sulla faccenda metta le mani Berlusconi. Le pressioni sono altissime, ma ognuno a questo punto gioca la sua partita. Il più bravo a muoversi (e non è una novita) è Mauro Pili. Che Berlusconi rimette capolista. Dando anche il via libera al Cicu-sesto, con l’ex sottosegretario che si accomoda al secondo posto. Poi Vella terzo. Nizzi bellerino al quarto. E Murgia che sorpassa Testoni (che rinuncia), scalando da un impossibile sesto a un improbabile quinto posto. Roberto Marceddu, sindaco di Gairo, mette la bandierina dell’Ogliastra al nono posto. Al Senato guida l’ex sindaco di Cagliari, seguito dal presidente della Provincia gallurese Fedele Sanciu e dal sassarese Carmelo Porcu. Poi il medico di Siniscola Silvestro Ladu. Niente posto per Roma, dunque, almeno di probabile. Con il Nuorese che paga il poco appeal in un partito che altri pensieri aveva piuttosto che usare il bilancino territoriale. E probabilmente anche una certa divisione di forze tra l’ipotesi Murgia e quella Pittalis. Con i due che hanno usato i guanti bianchi uno con l’altro. E sono rimasti entrambi al palo. Varcando il Tirreno poi impossibile non sottolineare la nota antipatia di Verdini per gli ex An, e soprattutto per lo sponsor di Murgia, Alemanno. E la non troppo grande simpatia del presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo (che a Verdini è molto vicina) per Pietro Pittalis. Che non ha potuto nemmeno contare su Cappellacci, che aveva sparato tutto nell’operazione Cicu. Tutti pezzi di un puzzle costruito in una notte scura per il Pdl nuorese. Che già sapeva di contare poco a Cagliari (e Olbia) e ora sa che a Roma non conta proprio nulla.
