Lacrime e fair play. Le prime (se qualcuno le versa) restano nascoste, il secondo si spande a piene mani. L'ufficialità delle liste elettorali ufficializza anche l'elenco degli addii illustri: dei parlamentari sardi uscenti, in pratica vanno via i due terzi. Si salvano di sicuro in nove (su 27, anzi 28 con Antonello Soro eletto in Lombardia). Qualcuno potrà aggiungersi se andrà particolarmente bene la sua lista, ma cambia poco. C'è grande rinnovamento nei grandi partiti come nei piccoli: Udc e Idv, per esempio, non ripresentano Antonello Mereu e Federico Palomba.
A DESTRA E così salutano il Parlamento personaggi di spicco come gli ex ministri Beppe Pisanu e Arturo Parisi. O l'ex sindaco di Cagliari Mariano Delogu, in Senato dal 2001. «Ho sempre fatto politica perché qualcuno, forse sbagliando, pensava che potessi essere utile», sorride lui: è il suo modo di spiegare perché non ha sgomitato per un posto. «Certo non avrei chiesto deroghe», prosegue: «Resto orgoglioso di esser stato determinante, a fine legislatura, per creare il gruppo di Fratelli d'Italia al Senato, cosa che ha consentito a questa nuova sigla di non dover raccogliere firme per le liste».
Se poi la nuova sigla non lo candida, pazienza: «Non ho rammarichi personali, mi dispiace semmai che il Pdl abbia eliminato quasi tutti gli ex An. Noi avevamo una nostra identità , anche etica: forse sbagliò Fini a confluire lì». Ma se gli si chiede chi voterà , tra FdI e Pdl, Delogu risfodera il sorriso di cui sopra e risponde: «Il voto è segreto».
La cattiva sorte degli ex An è confermata dall'esclusione di fatto di Carmelo Porcu, 58 anni, gli ultimi 19 trascorsi alla Camera: «La vivo con la massima serenità », assicura, «infatti ho accettato di candidarmi in una posizione quasi impossibile. Ma avrei preferito, nel Pdl, più attenzione per i territori, specie il Sassarese». Sarebbe stato più facile con un'altra legge elettorale, prosegue Porcu, «che reintroducesse le preferenze o al limite i collegi uninominali». Bruno Murgia era a Montecitorio solo dal 2006, ma anche lui proviene da An: «Rielezione difficile? Ma io me la voglio rigiocare», assicura. Sulle candidature, ammette solo che «personalmente, nelle ultime due settimane ho sperimentato una bella solitudine».
A SINISTRA Parisi aveva annunciato da tempo l'addio, ma certo non lascia la politica. Anzi, rilascia ogni giorno dichiarazioni critiche anche col suo stesso partito. Ieri, da ex ministro della Difesa ha preso le distanze da Bersani sul taglio degli aerei F35 («ho idea che non l'abbiano informato bene»). Ma di certo la sua battaglia resterà una legge elettorale più democratica.
Parisi era alla Camera dal '99. Ancor più lunga la permanenza in Parlamento di altri due leader storici del Pd, Antonello Cabras e il già citato Soro. Ma escono di scena anche deputati alla prima legislatura come Giulio Calvisi e Guido Melis. Il primo ha rinunciato alle primarie, penalizzato dai collegi provinciali dopo essersi occupato soprattutto di temi regionali: continuità territoriale, fisco e soprattutto vertenza entrate. «Sono ugualmente impegnato nella campagna elettorale», garantisce, «e continuerò a lavorare su quei temi, anche a sostegno dei nuovi eletti Pd». Si profila una staffetta, su carceri e giustizia, anche tra Guido Melis e Luigi Manconi: «Con Luigi ho collaborato in tutti questi anni», spiega Melis, sconfitto alle primarie sassaresi, «potrà fare anche meglio di me, porta qualità al Pd. Torno sereno al mio mestiere, la democrazia è questa. Si può fare politica in tanti modi. Dove? Di certo nel Pd, è casa mia». (g. m.)
