Cos'è più urgente: la Finanziaria 2013, per non andare avanti col bilancio provvisorio, o la legge sulle Province, visto che il 28 febbraio scade la proroga degli enti? Oppure ancora la riforma elettorale, dopo il taglio di venti seggi nell'assemblea sarda? E ci sarebbe pure la riforma dell'autorità d'ambito, per non paralizzare Abbanoa. Il Consiglio regionale è davanti a un intricato ingorgo: stamattina la conferenza dei capigruppo proverà a regolare il traffico, ma l'intesa tra i vari partiti non si annuncia comoda.
IL BILANCIO L'aula si riunirà martedì per le leggine urgenti su Eurallumina e i cassintegrati Rockwool. Ma non si sa se si andrà avanti con la legge elettorale. È vero che il 2012 ha lasciato in sospeso la Finanziaria, ma la Giunta non l'ha ancora trasmessa al Consiglio. Quando lo farà prenderà il via la sessione di bilancio, che dura almeno 37 giorni e blocca ogni altra attività . Anche per questo c'è chi pensa a risolvere prima altre partite.
I Riformatori insistono sul provvedimento che dimezza le Province, già approvato in commissione Autonomia. Già mercoledì il vicecapogruppo Franco Meloni ha ricordato a tutti che la norma transitoria, votata dopo il referendum, scade tra poco più di un mese: «Si rischia il caos istituzionale». Si parla già di una proroga, che sembrerebbe però tradire il voto referendario.
I CAPIGRUPPO Dall'opposizione, Giampaolo Diana (Pd) e Luciano Uras (Sel) non sono contrari a portare in aula la legge elettorale: purché si parta dal testo disponibile - anche questo votato dalla commissione Autonomia, guidata dal sardista Paolo Maninchedda - e ci sia un'intesa per un sì con ampia maggioranza. «Ovviamente la Finanziaria è una priorità », precisa Diana, «ma per ora non c'è».
Uras invece respinge l'ipotesi di una riforma elettorale leggera, che si limiti a eliminare il listino regionale e definire i collegi: «Le norme sulle ineleggibilità , le incompatibilità e il conflitto di interessi sono irrinunciabili». Stamattina i capigruppo vedranno alcune proposte di modifica affidate agli uffici consiliari, poi decideranno il da farsi. «È chiaro che se arriva la Finanziaria ha la precedenza», nota il capogruppo Pdl Pietro Pittalis, «ma per ora c'è l'impegno comune a procedere in fretta sulla legge elettorale».
LE DONNE Uno dei punti controversi è la parità uomo-donna. Alle consigliere del Pdl non bastano le quote nelle liste: vogliono favorire l'elezione effettiva, con la doppia preferenza di genere. «I tempi sono maturi», dice il vicecapogruppo Gabriella Greco, ricordando che il voto della Camera di martedì scorso non ha solo tagliato i consiglieri da 80 a 60: «Prevede anche che la legge elettorale promuova la parità nell'accesso alla carica di consigliere regionale, a differenza del passato», quando si parlava di «condizioni di parità nell'accesso alle sole consultazioni».
Sulla stessa linea Rosanna Floris, che ricorda la proposta di legge con i princìpi fondamentali per aprire le istituzioni alle donne: «Dev'essere introdotto pienamente il principio delle pari opportunità , anche nell'ambito dell'accesso alle cariche elettive».
TRIBUNALI Di legge elettorale ha discusso ieri il gruppo Pd, che inoltre ha diffuso una nota di solidarietà con l'Ordine degli avvocati sardi per la protesta contro il ministero della Giustizia, a proposito dei tagli ai tribunali isolani. Soprattutto con l'Ordine degli avvocati di Nuoro, che in questi giorni lotta per difendere il personale che lavora nel capoluogo.
CASO LA SPISA In attesa della manovra, Pietro Pittalis rinvia ogni riflessione sull'assessore al Bilancio Giorgio La Spisa (candidato fuori dal Pdl), di cui il coordinatore regionale Settimo Nizzi ha chiesto le dimissioni: «Non è questo il momento delle polemiche, non esiste ora un caso La Spisa. Il coordinatore ha posto un problema giusto, ma se ne parlerà dopo le elezioni».
Giuseppe Meloni
