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L'unione sarda. L' Olbia vuol fare la Torres e sogna una fuga vera

ECCELLENZA. L'allenatore Giorico: avere tre punti di vantaggio sul Taloro non serve senza continuità di risultati

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OLBIA In alto i calici ma i piedi dell'Olbia 1905 devono rimanere piantati a terra. Perché se è giusto celebrare il 3-0 nel derby di Tempio, all'ultimo turno, e la vetta solitaria di Eccellenza, il vantaggio di tre punti sul Taloro non è una fuga. Non ancora. E undici giornate vanno giocate contro avversari che, in testa come in coda, non regaleranno niente. A partire dalle inseguitrici.
Una di queste, vale a dire il Castiadas, sarà ospite domenica al Nespoli in una sfida che Mauro Giorico considera «fondamentale». Più del derby di Gallura. «Loro vengono da quattro successi di fila: c'è grande entusiasmo per un quarto posto forse inatteso e a Olbia vorranno vincere per accorciare le distanze», spiega l'allenatore dei bianchi. «Dal canto nostro batterli significherebbe tagliarli fuori dalla corsa al titolo: 10 punti in dieci giornate non sono facili da recuperare». E un piccolo primo indiano sarebbe eliminato. «Avere 3 punti di vantaggio sul Taloro non vuol dire nulla se non diamo continuità ai risultati».
Un obiettivo che legittima scelte tecniche sulle quali a inizio stagione nessuno avrebbe scommesso: a Tempio Siazzu, Varrucciu e Capuano sono partiti dalla panchina. «Quando si hanno a disposizione venti giocatori tutti titolari le esclusioni non sminuiscono l'apporto che ognuno di loro può dare», prosegue Giorico, che contro il Castiadas dovrà rinunciare ad Aloia per squalifica e a Scanu, Mulas, Malesa e Piras per infortunio. Defezioni che richiederanno al tecnico algherese un nuovo sforzo di fantasia per schierare la miglior formazione possibile: sarà (anche) per questo che ieri pomeriggio, nella partitella con la Juniores allenata da Michele Tamponi, Giorico ha provato Masia al centro della difesa e Spano in mediana col rientrante Lartey.
Soluzioni possibili che solo un organico al top della condizione può offrire. «Il successo nel derby può essere considerato un buon passo in avanti ma la svolta è altro», interviene Tore Melino, titolare a Tempio in mezzo alla difesa con Di Gennaro. Della serie che da quelle parti non è passato nessuno. «La cosa che mi è piaciuta di più del derby è lo spirito di gruppo: dopo la finale di Coppa Italia persa contro il Muravera era importante dare un segnale forte, al pubblico e a noi stessi». Esserci riusciti su un campo così pesante, poi, vale doppio. Di più: al Manconi l'Olbia si è imposta senza rinunciare alla propria identità di squadra che fa sempre la partita. «Abbiamo giocato palla a terra, proponendo soluzioni interessanti senza mai buttar via il pallone», aggiunge Demiro Pozzebon, autore della seconda rete al Tempio (nona in campionato), felice intermezzo tra i gol di Aloia e Tedde.
«Davanti abbiamo qualità», commenta il centravanti laziale, al quale sono spesso richieste gare di sacrificio. «Il mio ruolo è fare a sportellate con i centrali avversari, ma se c'è bisogno scendo a coprire e a tenere la palla per far respirare i miei compagni». È lo spirito di gruppo citato da Melino. Un elemento che a Tempio è apparso evidente insieme a una strana tranquillità. Pozzebon l'attribuisce «al giusto approccio alla gara». In ogni caso da replicare contro il Castiadas.
Ilenia Giagnoni

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