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L'unione sarda. «Hanno buttato via mia figlia»

Nata morta, il corpo per errore inviato all'inceneritore

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di Stefania Piredda
«Ci dispiace, il corpo della sua bambina è stato “smaltito” per errore. Per una banale distrazione è stato portato in discarica, all'inceneritore». Buttata via, come un rifiuto.
Una frase che ha l'effetto di una pugnalata al cuore per una giovane madre alle prese con i devastanti effetti di una gravidanza, la prima, che si è interrotta alla ventiduesima settimana e che ora scopre che per la sua bimba, della quale un destino crudele non le ha permesso di sentire neanche il primo vagito, non avrà mai una tomba dove poter deporre un fiore. È stata gettata via, tra i rifiuti speciali da bruciare e far sparire per sempre. Come se non fosse mai esistita.
IL DRAMMA Ha dell'incredibile il dramma che una donna di Calasetta sta vivendo dal settembre scorso. Si è decisa a renderlo pubblico, seppur protetta dall'anonimato, «perché non voglio che altre donne vivano l'inferno che sto vivendo io con la mia famiglia - spiega - perché voglio che chi ha commesso questa azione atroce con assurda leggerezza sia individuato e messo di fronte alle sue responsabilità».
È iniziata nel maggio scorso l'odissea di questa madre. È iniziata con la notizia più bella per una famiglia, quella di un bimbo in arrivo. La coppia, felicissima, si era preparata ad accogliere una nuova vita ma poi erano cominciate le preoccupazioni: «Piccoli disturbi per i quali il ginecologo le aveva consigliato un ricovero all'ospedale Sirai di Carbonia - spiegano gli avvocati Alberto Fois e Barbara Pintus di Sant'Antioco ai quali la donna si è rivolta quando è iniziato l'incubo - Sperava fosse una delle solite complicazioni, di quelle da mettere in conto, senza particolare ansia, durante la gravidanza. Ma la situazione del feto, che era risultato essere una femmina, si aggravava giorno dopo giorno. In settembre, al terzo ricovero, con l'ultimo tracciato la terribile notizia: la bimba era morta». Il mondo era crollato addosso ai due genitori. Già, genitori.
LA SCELTA La piccola non era ancora nata, ma il dolore che si prova quando perdi un figlio era esattamente lo stesso. E non era finita: la donna ha dovuto affrontare tredici ore di travaglio per mettere al mondo la piccola. Un esserino senza vita di 250 grammi, per il quale, secondo la legge italiana, valevano comunque tutte le regole che la pietas verso i cadaveri impone: occorreva seppellirla. La legge mette in conto che due genitori, quando il proprio figlio nasce morto, non siano pronti a prendere tutte le decisioni sul da farsi: c'è il tempo di rifletterci, basta compilare un modulo, e così è stato fatto. «La signora ha delegato la Asl ad occuparsi delle procedure del seppellimento - spiegano gli avvocati - le è stato detto che in seguito avrebbe potuto decidere se spostare la salma o se lasciarla dove scelto dall'ospedale».
L'ORRORE Una settimana dopo i due genitori erano già al Sirai per chiedere della bimba. Ma in camera mortuaria ecco la prima “incredibile” notizia: «Il corpicino non era mai arrivato. C'era la documentazione sulla triste nascita e il modulo firmato dalla madre, ma nient'altro». Via allora di nuovo in reparto e poi da un ufficio all'altro a chiedere spiegazioni. Ma nessuno sapeva dire nulla se non che, forse, era già stata seppellita. Forse a Calasetta, forse altrove. Dunque via, prima in paese, poi a Carbonia, a Sant'Antioco, a San Giovanni. A Cortoghiana era stato eseguito il seppellimento di un feto ma è stata solo un'illusione: si trattava di un maschietto. Stremata la donna si è rivolta ai Servizi sociali e ha trovato un'operatrice che, dopo una serie di telefonate, è riuscita, con orrore, a svelare il mistero. «Non riusciva a trovare le parole per dirmelo - ha raccontato la mamma ai legali - al Sirai le avevano detto che mia figlia era stata “smaltita” per errore tra altri rifiuti. Smaltita significa portata all'inceneritore. Sono corsa in ospedale a urlare la mia disperazione, sperando che si trattasse di un terribile equivoco. Ma era tutto vero, mia figlia era stata buttata via. L'unica frase che sono stati capaci di dirmi è: “Queste cose purtroppo succedono”». Le mani, le gambe tremano ancora durante il racconto. Alla rabbia, al senso di impotenza è subentrata ora la voglia di giustizia: la mamma e il papà di quell'angioletto al quale non si è fatto nemmeno in tempo a dare un nome hanno presentato una denuncia-querela e ora è stata avviata un'inchiesta con varie ipotesi di reato per le quali sono in corso indagini della magistratura. «Non voglio vendetta - ripete la donna - ma non voglio che altre donne debbano mai poter vivere il mio inferno».

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