Dal nostro inviato
Marilena Orunesu
LOCULI L'alba fredda di Loculi trabocca sangue. Due fucilate, esplose con mira implacabile alla testa, fulminano Giuseppe Ruiu e Pietro Scanu. Cadono a una manciata di secondi l'uno dall'altro, sotto gli occhi gelidi di uno o due killer.
L'AGGUATO Sono circa le 5.30 di ieri quando i due allevatori imboccano la strada che porta all'ovile di Ruiu, allevatore di Loculi, 59 anni. In paese è molto noto, lo chiamano Peppeddu, ha un'azienda estesa, dove pascolano pecore, mucche e capre. Vive con la madre e una sorella. Lui è al volante del suo pick-up scuro Mitsubishi col quale percorre il viottolo d'asfalto lungo tre chilometri che dalla periferia del paese lo porta all'ovile di “Monte loculi”. Scanu, cinquantaduenne originario di Galtellì, ma trapiantato a Onifai, dove vive con la moglie e due figlie, è un suo dipendente. Guida un furgoncino Opel bianco e segue Ruiu a poca distanza. Il pick up si ferma davanti al cancello d'ingresso dell'azienda, in località “Vachileddu”. Ruiu scende dal fuoristrada per aprire il lucchetto. Ha in mano le chiavi. Ma non fa in tempo. D'improvviso, alle spalle, lo raggiunge una fucilata. Un solo colpo, preciso, lo centra alla nuca. Stramazza a terra, fulminato.
FUGA DISPERATA Scanu, probabilmente, vede Ruiu cadere sotto i pallettoni o comunque si rende conto della trappola di morte. Ha lucidità immediata e inserisce la retromarcia per tentare una disperata fuga. Ma la fortuna non l'aiuta. La sorte, terribile, è segnata anche per lui. Riesce a fare poca strada. A meno di venti metri di distanza dal pick-up il suo furgone bianco di arena. Lui viene raggiunto da una fucilata in faccia che il killer fa partire dalla parte sinistra della stradina. Gli operai del cantiere forestale, diretti a “Sa pineta”, lo trovano così, seduto sul sedile del conducente, col capo piegato sul lato destro lasciando vedere la parte sfigurata. L'allarme scatta in quel momento, poco dopo le 7.
RILIEVI Familiari e carabinieri si precipitano a “Su vachileddu”, ormai off limits per i parenti. Solo verso le 11, al termine dei rilievi eseguiti dai militari dell'Arma, possono piangere davanti ai corpi straziati. I carabinieri delle Squadriglie di Monte Pizzinnu arrivano subito, assieme ai colleghi delle stazioni vicine e della compagnia di Siniscola, guidata dal tenente Andrea Senes. Da Nuoro giungono il tenente colonnello Simone Sorrentino e il capitano Luigi Mereu del Reparto operativo provinciale. E poi il medico legale Vindice Mingioni, il procuratore capo Andrea Garau e il sostituto Giorgio Bocciarelli.
INDAGINI Appare subito difficile imboccare piste investigative precise per spiegare la ferocia dell'agguato di ieri. Punto di partenza per le indagini è la freddezza dei killer. Segno inequivocabile che si tratta di professionisti esperti. Non hanno necessità di ricorrere a una pioggia di piombo facendo esplodere più fucilate. Ne bastano una a testa per farli fuori entrambi, mirando senza fallire col fucile calibro 12 e senza lasciare bossoli per terra. È plausibile che l'autore di una tale missione di morte sia uno, ma è altrettanto ipotizzabile che siano stati due.
MOVENTE Il mistero è fitto. Nessuna delle vittime ha precedenti pesanti tali da suggerire possibili ipotesi. Negli anni passati Ruiu è stato coinvolto in un'inchiesta per armi da cui è stato poi assolto. Scanu, che per tutti è Pietrino, un po' di anni fa è stato vittima di un doppio attentato: due auto sono state date alle fiamme in momenti diversi. Elementi del tutto insufficienti a ricostruire o a spiegare l'intreccio d'odio che scatena la terribile imboscata di ieri. Non emergono neppure legami con altri omicidi o azioni criminali avvenuti nella zona. Ogni ipotesi perciò resta in piedi, ma ancora indefinita, compresa quella che porta alle dinamiche nascoste del mondo agropastorale. Mentre i carabinieri setacciano l'area attorno all'agguato, i parenti piangono a distanza. Il dolore della moglie di Scanu è composto, trattiene le lacrime ed evita di guardare il volto del suo uomo. Estremo atto di pietà, come quello, pur diverso, di altri parenti piegati sopra il lenzuolo che protegge il capo di Ruiu.
