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L'unione sarda. Incognita voto segreto sulla parità uomo-donna

CONSIGLIO. Vertice tra i capigruppo per cercare un'intesa sulla legge elettorale: a rischio la doppia preferenza

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Ancora una fumata grigia sulla legge elettorale: Il vertice di ieri tra i capigruppo del Consiglio regionale non ha sciolto tutti i nodi, specie quello sulla parità uomo-donna. Oggi alle 17 riprendono i lavori dell'aula, ma la questione slitterà a domani: ci si limiterà ad approvare la leggina che rinvia la soppressione dell'Autorità d'ambito territoriale della Sardegna, un provvedimento necessario per la continuità della gestione dell'acqua. Alle 14 però si rivedono i capigruppo per parlare della riforma delle regole del voto.
I NODI Si cerca di arrivare con una larga intesa all'esame degli articoli della proposta di legge approvata dalla commissione Autonomia. O meglio, a quel che ne rimane dopo lo stralcio delle parti sui rapporti Giunta-Consiglio e su ineleggibilità e conflitto di interessi, che ha determinato le dimissioni del presidente della commissione, Paolo Maninchedda (Psd'Az). Ieri insieme ai capigruppo hanno lavorato il vice Pietro Cocco (Pd) e il neo relatore della legge, Mariano Contu (Pdl). Tutti d'accordo sull'abolizione del listino e gli otto collegi elettorali: i nodi sono sbarramento, calcolo dei resti e parità di genere.
DONNE ELETTE L'ultimo è il punto più delicato. Una parte dei gruppi (ma in realtà le opinioni sono trasversali) si accontenta di imporre che in ogni lista, alle Regionali, non possano esserci più dei due terzi dei candidati dello stesso genere. In un collegio con 18 seggi in palio, per esempio, ogni partito potrebbe candidare anche 12 uomini e 6 donne, o viceversa.
Per molti questo non garantirebbe l'elezione di un numero consistente di donne: l'alternativa è la doppia preferenza di genere, sostenuta - non a caso - soprattutto dalle consigliere, in particolare Francesca Barracciu nel Pd, Gabriella Greco e Lina Lunesu nel Pdl. Saranno proposti emendamenti, ma si teme che - come ha previsto in aula Roberto Capelli (Api) - possa essere chiesto il voto segreto.
Quanto allo sbarramento, il punto di caduta potrebbe essere il 4%. Il capogruppo del Pd Giampaolo Diana ha proposto il 5: «Per favorire l'aggregazione e il bipolarismo», conferma lui. «In ogni caso penso che sull'intera legge sia opportuno trovare un accordo tra tutte le forze politiche. Stiamo discutendo di regole, non si può fare in fretta e furia». Anche il capogruppo Pdl Pietro Pittalis auspica «un'ampia convergenza sulla legge elettorale, che non è un problema di maggioranze e minoranze. Mi sembra che stiamo facendo passi avanti verso un accordo che garantisca la rappresentanza dei territori e la parità di genere».
CASO GIUNTA Nel frattempo l'assessore al Lavoro Antonello Liori, in corsa per la Camera con Fratelli d'Italia, interviene nella polemica sollevata dall'Udc, che aveva chiesto a Cappellacci di revocare le deleghe agli assessori candidati che utilizzano impropriamente il ruolo istituzionale: «Non ho mai abusato dell'auto blu, neanche per l'attività istituzionale, tanto meno accadrà per la mia campagna elettorale», scrive Liori in una nota, «se qualcuno avesse riscontri diversi ha il dovere di informare l'opinione pubblica. Ho imparato l'etica politica da maestri, che in materia non erano secondi a nessuno, perciò non ho alcuna intenzione di usare strumentalmente la mia carica istituzionale». (g. m.)

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