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L'unione sarda. Per la Sardegna 300 milioni dall'Ue Cappellacci: riconosciuta l'insularità

Il Consiglio europeo sblocca i fondi aggiuntivi della politica di coesione

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Trecento milioni in più per la Sardegna nei sei anni di programmazione dal 2014 al 2020. L'ha deciso il Consiglio europeo, che ha riconosciuto per le isole risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste per la politica di coesione. Il governatore Ugo Cappellacci, nella veste di presidente della Commissione delle isole europee, ha reso pubbliche queste conclusioni. Il finanziamento viene quantificato, per le situazioni di più ampia perifericità, in 30 euro per abitante all'anno da distribuire in modo proporzionale al totale della popolazione.
IL GOVERNATORE Soddisfatto il presidente della Regione: «È un fatto molto importante», sottolinea Cappellacci, «che va oltre l'aspetto meramente economico perché, per la prima volta, in coerenza con l'articolo 174 del Trattato di Lisbona e grazie al lavoro svolto dalla commissione delle isole, introduce come questione sostanziale il riconoscimento della condizione insulare e il principio che per la stessa condizione possono e devono essere stanziate dal bilancio comunitario risorse specifiche e aggiuntive».
I RIFORMATORI «Un successo del governo di Mario Monti, che si dimostra vicino alla nostra Isola». Lo dice il vicepresidente del Consiglio e coordinatore regionale dei Riformatori, Michele Cossa. «Questo passaggio sarà importante per il nostro bilancio».
LA ZONA FRANCA Sul fronte dell'opposizione, la vicesegretaria del Pd Francesca Barracciu ritorna sulla zona franca e sui piani della Giunta. «Le zone franche per i porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax sono definite con decisione del governo nel decreto legislativo 75 del 1998 e, in attuazione dei Regolamenti Cee 2913 del 92 e 2454 del 93, sono funzionali allo sviluppo del traffico merci che è proprio di un'area portuale. La Giunta regionale quindi, dopo quattro anni di governo inconcludente, non ha fatto altro che un piccolo, scontato e tardivo passo nell'attuazione di strumenti già esistenti». Poi spiega: «Quanto al codice doganale dell'Unione bisognerebbe avere, anzitutto, un minimo di accortezza nel leggere e saper comprendere gli atti e le procedure che si citano. In caso contrario il rischio è di esporre la Regione Sardegna a figuracce politiche e istituzionali per ragioni, lo ripeto, di mero calcolo elettorale». Conclusione: «Cappellacci deve smetterla di prendere in giro i sardi. Il presidente, per ragioni strumentali, volutamente crea confusione sulla pelle dei cittadini e delle aziende». Sulla polemica interviene il capogruppo del Pdl Pietro Pittalis: «Sarebbe semplice replicare a Francesca Barracciu ricordando che la Giunta sta compiendo un'azione che non è stata intrapresa nella scorsa legislatura. Poiché è un obiettivo di tutti i sardi e va al di là delle fazioni politiche, invitiamo la consigliera regionale ad adoperarsi nella sua nuova veste di parlamentare europea per sostenere questa battaglia, tenendo conto anche delle proposte che vengono dalla sua area politica. Porti con sé a Bruxelles la bandiera di tutti i sardi e non quella bianca della resa».
LA LEGGE IMPUGNATA Intanto venerdì il consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinanzi alla Consulta la legge 25, approvata dal Consiglio regionale il 17 dicembre scorso, su “Disposizioni urgenti in materia di enti locali e settori diversi”. Contiene infatti disposizioni in materia di affidamento di servizi pubblici, di localizzazione di impianti eolici, di riorganizzazione degli istituti zooprofilatici sperimentali e in materia ambientale che violerebbero la Costituzione.
Lorenzo Piras

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