Non è uno scippo clamoroso: più o meno 15 milioni di euro, comunque utili in tempi di crisi. Andranno alla ricostruzione nell'Emilia terremotata, e si potrebbe pure condividere lo scopo solidaristico. Ma il fatto è che quella somma, frutto degli aumenti delle accise sui carburanti, viene sottratta alla Sardegna con un sistema che - secondo la Giunta - viola lo Statuto speciale. Ecco il motivo del nuovo ricorso alla Consulta da parte della Regione: «Per difendere la nostra autonomia speciale», insiste il governatore Ugo Cappellacci, «a prescindere dall'entità della perdita per le nostre casse».
I CONTI La novità di ieri è appunto la quantificazione del danno: gli uffici, su incarico del presidente, hanno calcolato in una quindicina di milioni gli effetti del recente decreto del governo Monti, appena impugnato dalla Giunta. Una fetta del mezzo miliardo complessivo che la norma sfila a tutte le regioni e province speciali.
Lo fa con la «riserva erariale»: sancisce cioè che vadano allo Stato, in particolare al fondo per la ricostruzione, le risorse ricavate, da giugno a dicembre 2012, dall'aumento di 2 centesimi al litro delle accise su benzina e gasolio. Il decreto individua in 548,5 milioni il «maggior gettito di competenza delle autonomie speciali da riservare all'erario»; ma fissa a 500 milioni il limite dell'afflusso allo Stato di ciò che, altrimenti, andrebbe alle autonomie speciali.
IL RICORSO Solo che esiste (ancora) uno Statuto sardo, e in questo un articolo 8 che definisce le entrate della Regione, e tra queste (oltre alle quote di Irpef, Iva e così via) anche «i nove decimi dell'imposta di fabbricazione» riscossa nell'Isola, categoria che comprende le accise. Perciò la Giunta ha chiesto all'avvocato Tiziana Ledda (dell'ufficio legale della Regione) e al suo collega Massimo Luciani, del foro di Roma, di sollevare conflitto di attribuzioni col governo davanti alla Consulta. Tra le ragioni, il fatto che l'istituto della riserva erariale non si possa applicare all'Isola, perché non previsto dallo Statuto.
«A chi dice che protestiamo per pochi spiccioli - osserva Cappellacci - rispondo che 15 milioni equivalgono, per esempio, a un nuovo bando di tirocini formativi. Ma è soprattutto una questione di principio: se oggi accettiamo la riserva erariale, domani con quel sistema possono portarci via somme ben più consistenti». Insomma, conclude il presidente, «il problema è la leale collaborazione tra Stato e livelli periferici. La posta in gioco è la nostra stessa autonomia speciale».
LA POLEMICA Sulla questione, intanto, battibeccano con inedito vigore il capogruppo Pdl Pietro Pittalis e Pierpaolo Vargiu dei Riformatori. Quest'ultimo, capolista alla Camera per Scelta civica, ha affermato che l'azione di Cappellacci sulle entrate ha «l'odore rancido della campagna elettorale». «Per rispondere - ribatte Pittalis - basta richiamare alcune espressioni con cui i Riformatori si riferivano al governo Monti: “rapina”, oppure “governo che tenta maldestramente di cancellare il debito che ha con la Sardegna”».
Perciò, prosegue il capogruppo, stupiscono le critiche «da chi fino a pochi mesi fa predicava la massima intransigenza». Su questi temi occorrerebbe «la massima unità», della coalizione e dell'intera Sardegna: «Se poi - conclude Pittalis - i Riformatori, folgorati sulla via di Monti, ritengono chiusa l'esperienza nel centrodestra sardo, ritirino la delegazione dalla Giunta e i loro esponenti dagli enti regionali». Secondo il capogruppo di Sardegna è già domani, Mario Diana, le parole di Vargiu non possono che significare l'addio dei Riformatori alla maggioranza: e allora «l'approvazione della mozione di sfiducia a Cappellacci si riduce a una formalità».
Giuseppe Meloni
