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L'unione sarda. Commercio, il conto è in rosso

Chiusure nell'abbigliamento (-29%) e nell'alimentare (-27%)

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Il fisco, la burocrazia e il costo del lavoro affossano il commercio sardo. Negli ultimi cinque anni, il numero delle aziende del settore abbigliamento, calzature e accessori è calato del 29,4 per cento (da 5399 a 3812 unità). Male anche il commercio al dettaglio alimentare che ha registrato una flessione del 27 per cento (da 8410 a 6137). Ma è andata anche peggio alle strutture ricettive che hanno segnato un crollo del 30,8 per cento (da 1627 a 1126), una discesa di gran lunga superiore al dato nazionale: in Italia la caduta di bed&breakfast e alberghi si è fermata al 10,6 per cento. I riflessi della recessione, inevitabilmente, si sono sentiti sull'occupazione dell'intero commercio: Confesercenti ha calcolato cinquemila posti in meno dal 2007 al 2012.
L'INDAGINE La crisi è stata fotografata da Confesercenti in uno studio sulla situazione delle aziende isolane, intitolato “L'impresa presenta il conto”. «I dati sono assolutamente negativi», ha detto il presidente regionale di Confesercenti, Marco Sulis, «e sono il prezzo della recessione. Bisogna fare i conti con una pressione fiscale ormai intollerabile. Per questo, è sempre più necessaria la riduzione di Irpef e Irap. Così come è importante scongiurare l'aumento dell'Iva, nonché ridurre il costo del lavoro. Mentre vanno riviste anche Imu e riscossione coattiva».
GLI AMBULANTI Qualcosa col segno “più” però c'è. Ed è la crescita del commercio ambulante: +8% in cinque anni. «Ma non facciamoci trarre in inganno», ha sottolineato Sulis. «Si tratta di un aumento delle imprese individuali che poco incidono sul fatturato. In molti casi si tratta di ex negozianti che non ce la fanno più ad andare avanti a pagare affitto e dipendenti».
IL CREDITO Anche il mondo del credito non aiuta. I prestiti bancari, spiega lo studio, sono diminuiti del 10 per cento dal 2007 al 2010, mentre le sofferenze (i finanziamenti non restituiti) sono aumentati a dismisura: «Si è passati», ha detto Sulis, «dai 376 milioni ai 611 milioni di euro».
LA GRANDE DISTRIBUZIONE Confesercenti ha infine evidenziato i dati della grande distribuzione: secondo l'associazione, le superfici di vendita sono passate, dal 2006 al 2011, da 202.583 a 505.627 metri quadrati.
«Una situazione molto difficile ed esagerata», ha detto commentando le statistiche il presidente provinciale di Confesercenti Cagliari, Roberto Bolognese. «Siamo di fronte a uno strapotere della grande distribuzione. Chiediamo a gran voce la fine della deregolamentazione del settore. Devono essere le Regioni a decidere quando si può o non si può aprire la domenica. Altrimenti continueremo ad assistere a fallimenti. E poi quando un commerciante chiude rimane da solo. Anzi, in compagnia di Equitalia».
Lanfranco Olivieri

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