Dal nostro inviato
Piera Serusi
GAVOI Aggrappata al rosario, scuote la testa per dire no, no, no. «Mio figlio è un ragazzo sereno. Lo è sempre stato. Io che l'ho portato al mondo mi sarei accorta di una cosa così grande...». Sull'uscio della sua casa a Gavoi, scortata da una sorella dal carattere ferrigno, Giovanna Cualbu è una statua di dolore e disperazione. Lei - donna di grande fede che divide la sua vita tra la famiglia e l'impegno all'associazione del soccorso di cui è vicepresidente - oggi riveste il ruolo di madre del presunto assassino di Dina Dore. «No, no, no. L'ho detto alla polizia: mio figlio è un ragazzo sereno». Stringe il rosario nel pugno. La sua via crucis è solo all'inizio.
«È CADUTO UN FULMINE» La mamma di Pierpaolo Contu - il ventitreenne arrestato giovedì scorso assieme a Francesco Rocca, vedovo di Dina Dore, assassinata il 26 marzo del 2008 - non fa che piangere e pregare. «Quando sono venuti a prenderlo, è stato come se un fulmine fosse caduto sopra la nostra casa. Mai e poi mai ci saremmo aspettati una cosa del genere». Eppure da mesi il suo cellulare, così come le utenze di mezzo paese, era sotto controllo. Gli inquirenti hanno registrato sms e telefonate, hanno messo agli atti parole di panico, stupore e sperdimento. Giovanna che, dopo l'interrogatorio di Pierpaolo ai primi dello scorso novembre, parla con una parente e le dice: Sono destinata alla sofferenza . Che si confida con l'ex fidanzata del figlio, le rivela il timore che lui sia coinvolto nell'omicidio, e poi le manda un messaggino: Ricordati il segreto della tua ex suocera . No, no, no. «Non è la verità , non sono cose vere - dice aggrappandosi al rosario -. In paese lo sanno che mio figlio non è cattivo». A Gavoi sanno chi è lei. Quarantotto anni, mamma di Mauro, Pierpaolo e Giandomenico; moglie di Antonio Contu, fabbro con attività in paese - Giovanna Cualbu è una signora dal cuore e dal contegno gentili. Anche adesso, adesso che il suo secondogenito è in galera con un'accusa orribile, lei difende la sua famiglia e offre questo patimento al Signore. «È questo che conta - avverte, brandendo il rosario -. Soltanto questo».
LA SPADA NEL CUORE È la via crucis di Giovanna, questa. Ed è la via crucis di tutto il paese. Di ogni genitore, di ciascun babbo e ciascuna mamma. Non è vero che se tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice lo è a modo suo. A Gavoi, di questi tempi, l'infelicità che pesa dentro ogni nido è roba dello stesso colore, di un uguale tanfo, del medesimo peso. Il paese di solida economia agropastorale con le case di granito e i gerani alle ringhiere; quello che mica ospita la sagra della sevada bensì un festival letterario conosciuto in tutta Italia - è oggi una comunità tramortita. Persino Graziella Dore, sorella dell'uccisa, ha detto: «Questo per noi è un altro lutto».
DELITTO E CASTIGO Il segreto sul delitto di Dina Dore è tracimato pian piano dalle confidenze tra adolescenti alle confessioni estorte in famiglia dai genitori inorriditi. Ha inondato di pena, rimorso, orrore, lacrime, la tranquillità apparente di molte famiglie. Come un virus, come la peste che contagia e porta la morte. «È questo che conta», ripete Giovanna alzando al cielo il suo rosario. Giovedì scorso, dopo l'arresto del figlio, l'ha seguito fino a Sassari, fino all'ingresso del carcere. E la sera, convocata in commissariato, ha scelto il silenzio dopo aver ripetuto il suo mantra: «Mio figlio è un ragazzo sereno».
L'AMICIZIA CON ROCCA E sì, sì, sì, sì. «Mio figlio frequentava Francesco Rocca. Come tanti, qui a Gavoi. Lui è un amico di famiglia, io e le sorelle siamo coetanee. Cosa c'è di strano in tutto ciò?». Di strano, magari, c'è che un uomo di quarant'anni va in giro coi ragazzini. «Lo portava con sé a caccia, gli affidava le commissioni da fare, facevano un giro in macchina. Che c'è di strano?».
LA SUOCERA UCCISA «Ola a intro», le dice la sorella ferrigna. Giovanna sembra non sentirla nemmeno, sgrana gli occhi azzurri. Il suo universo - famiglia, associazione del soccorso, preghiera - sembra sgretolarsi sotto il peso dei sospetti. Sono passati solo tre anni dal giorno in cui trovò il cadavere della suocera alla quale era andata a far visita. La povera Angela Podda, pensionata di 80 anni, era stata uccisa dalla figlia primogenita Marirosa. Questioni di eredità . Giovanna non li vuole neanche ricordare, quei giorni. Ha pregato e sperato che la stella nera passata sulla sua famiglia si fosse allontanata per sempre. Stringe il rosario nel pugno. La sua via crucis è appena cominciata.
