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L'unione sarda. «Non dormiva più»

Il padre del ragazzo sapeva tutto da cinque anni

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La svolta nelle indagini arriva il 21 novembre scorso, quando il padre del testimone chiave va dal cognato di Dina Dore, Rino Zurru, e gli rivela che il figlio sa. Questo il verbale del suo interrogatorio.
«Qualche giorno fa ho riferito a Zurru, mio grande amico, quello che ho saputo da mio figlio. Il ragazzo, circa un mese e mezzo dopo l'omicidio, dopo un lungo travaglio, mi ha confidato che un suo amico di Gavoi, con cui all'epoca si frequentava, gli aveva confessato di essere l'esecutore materiale del delitto a suo dire commesso su richiesta di Francesco Rocca. Mio figlio mi specificava che l'amico in questione era Pierpaolo Contu. Mio figlio era molto provato e preoccupato per essere venuto a conoscenza, suo malgrado, di un segreto così importante. Inizialmente non voleva credere alle parole di Contu, il quale gli avrebbe detto che in cambio della commissione dell'omicidio Rocca avrebbe proposto a Pierpaolo di prendersi la casa di via Sant'Antioco, che voleva cedere, o la somma di circa 250 mila euro. Mio figlio è rimasto molto scosso da questa vicenda. Per 4 anni quasi non ha dormito accusando spesso dei forti mal di testa e compromettendo la vita quotidiana della famiglia. Ogni volta che affrontavamo questi discorsi raggiungeva uno stato emotivo tale che non riusciva neanche a parlarne e non andava a lavoro anche per una settimana. Inoltre temeva che il fatto di conoscere un così grande segreto pregiudicasse la nostra incolumità, temendo una reazione di Contu Pierpaolo o della famiglia Rocca». ( m. le. )

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