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L'unione sarda. Il silenzio del marito di Dina

Francesco Rocca fa scena muta davanti al giudice

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Parcheggiava in garage, sempre. Tranne quella sera: alle 21 del 26 marzo 2008 Francesco Rocca aveva lasciato la Bmw a circa dieci metri dal portone di casa. Perché? Neppure nell'immediatezza della scomparsa della moglie lo ricordava, non aveva saputo dire nemmeno se la serranda fosse aperta o chiusa. Gli inquirenti escludono che la saracinesca sia rimasta sollevata durante le oltre due ore trascorse tra la fuga degli assassini di Dina Dore e il ritorno a casa del marito: qualcuno l'avrebbe notata e, soprattutto, i vicini avrebbero soccorso la figlioletta di otto mesi, Elisabetta che, sin dalle 19, è stata sentita piangere disperatamente. Dunque, secondo il pm Danilo Tronci che ha coordinato insieme al procuratore Mauro Mura le indagini delle squadre mobili di Cagliari e Nuoro, «non aver parcheggiato nel garage è stato un grave errore commesso dall'indagato che non ha avuto la freddezza di comportarsi come avrebbe fatto se davvero fosse stato all'oscuro di quanto era accaduto alla moglie».
L'INTERROGATORIO Il dentista di Gavoi dovrà spiegare innanzitutto il suo comportamento «anomalo» se vuole liberarsi di un'accusa da ergastolo. Fosse stato per lui, in verità, avrebbe dato la sua versione questa mattina, durante l'interrogatorio di garanzia nel carcere di Cagliari. Gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi glielo hanno, però, sconsigliato: è meglio leggere con attenzione gli atti contenuti in sette faldoni prima di rispondere alle domande del magistrato. Ieri il colloquio è durato giusto il tempo di presentare un'istanza tecnica: i difensori hanno chiesto il trasferimento dell'inchiesta a Nuoro perché a Rocca viene contestato l'omicidio premeditato, non il sequestro di persona. Sul punto il giudice Giorgio Altieri si è già espresso, nell'ordinanza di custodia cautelare: «L'unico dato rilevante è l'iscrizione nel registro delle notizie di reato che rientra nella discrezionalità, non sindacabile, del pm». E siccome si è partiti dal tentativo di sequestro finito male, ecco che le indagini sono state condotte dalla Direzione distrettuale che attrae la competenza di Cagliari. Non solo: il giudice ha pure sottolineato che «l'ipotesi di un tentativo di rapimento andato male non è stata del tutto abbandonata dagli inquirenti perché non c'è un'incompatibilità logica assoluta con la ricostruzione in termini di omicidio premeditato».
LE BUGIE Ieri mattina il vedovo di Dina Dore è apparso particolarmente provato dal peso di un'accusa terribile prima ancora che dai sei giorni di detenzione a Buoncammino. Resta convinto che la moglie sia stata uccisa durante un tentativo di sequestro di persona: a suo tempo aveva perfino indicato due diverse piste con tanto di nomi e cognomi. Gli inquirenti avevano indagato su quelle persone per concludere che non c'entravano nulla. Rocca, invece, aveva sicuramente mentito, almeno due volte, da un lato negando la relazione extraconiugale con la sua assistente nello studio dentistico di Nuoro, dall'altro nascondendo l'amicizia di Pierpaolo Contu. Il ragazzo, all'epoca diciassettenne, è stato arrestato giovedì scorso con l'accusa di essere uno degli esecutori materiali del delitto ordinato da Rocca dietro la promessa di 250.000 euro. Secondo gli inquirenti il vedovo aveva «deliberatamente taciuto» il suo nome, ottenendo almeno un risultato: non sono mai stati acquisiti i tabulati del telefonino del giovane di Gavoi. Quando, nell'autunno dello scorso anno, li hanno cercati era troppo tardi perché erano scaduti i termini per la conservazione dei dati. Così è stato possibile ricostruire le sue mosse solo attraverso il traffico telefonico tra 15 e le 21 del 26 marzo 2008 registrato dalla cella di Gavoi. Il risultato è comunque importante: per tutto il pomeriggio il cellulare di Contu è rimasto muto ed è stato riattivato alle 18,58, subito dopo l'omicidio.
LA FIGLIA Per il giovane l'accusa si fonda sui rapporti col dentista, le dichiarazioni del suo amico, le intercettazioni di sua madre. Per Rocca ci sono in più gli sms di minacce a Dina Dore. E le intercettazioni con l'amante. Una su tutte: un giorno capirai che cosa ho fatto per te . Ieri Rocca ha chiesto di poter vedere la figlia Elisabetta, temporaneamente affidata a Graziella Dore con un provvedimento del vice questore di Nuoro Fabrizio Mustaro. L'avvocato della famiglia Dore, Mariano Delogu ha dichiarato: «È una situazione terribile e delicatissima, il Tribunale dei minori valuterà l'opportunità di far entrare una bambina di cinque anni in carcere».
M. Francesca Chiappe

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