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L'unione sarda. In fumo la legge elettorale

CONSIGLIO. Lite sui metodi per l'attribuzione dei seggi: a rischio la riforma

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Effetto Grillo: in Consiglio regionale si litiga persino sul metodo D'Hondt, che è un criterio di calcolo per distribuire i seggi, ma soprattutto lo scoglio contro cui è naufragata la legge elettorale. Se il rinvio di martedì era di 24 ore, quello di ieri è a data da destinarsi. E c'è chi teme che le nuove regole del voto non si faranno più.
E Grillo cosa c'entra? C'entra perché dopo le Politiche è chiaro che il M5S può vincere anche le Regionali: per batterlo servono ampie coalizioni, quindi Pdl e Pd non possono fare troppo gli schizzinosi. Ma allargando le alleanze ci rimettono come seggi, già tagliati da 80 a 60.
DIVERGENZE E il famoso metodo D'Hondt cosa c'entra? C'entra perché favorisce (leggermente) i grandi partiti rispetto a un proporzionale puro. Sembrerà strano ma Pd e Pdl lo preferiscono, gli altri no.
È una linea di faglia che corre in mezzo ai poli e li frattura, e ti ritrovi con Sel e Udc, Psd'Az e Idv tutti dallo stesso lato. Perciò ieri in aula il capogruppo Pdl Pietro Pittalis ha chiesto di fermare tutto. Il Consiglio è riconvocato «a domicilio», che significa: chissà quando. «Questa legge deve avere la massima condivisione, sono le regole del gioco democratico», ha detto Pittalis: «Le difficoltà oggettive nel dialogo informale tra i gruppi richiedono una sospensione».
PARITÀ Ma la larga intesa resta lontana. La presidente dell'assemblea Claudia Lombardo sarebbe preoccupata per l'esito della riforma, rivela Maria Grazia Caligaris dell'associazione “Socialismo diritti riforme”, ricevuta in presidenza insieme ad altri gruppi femminili per parlare delle norme sulla parità uomo-donna.
Il tema è la doppia preferenza di genere, cioè la facoltà di votare due candidati della stessa lista purché di sesso diverso. Molti gruppi si sono detti a favore, ieri è stato il turno dei Riformatori: «È importante ed è un peccato che non si sia votata», ha affermato Franco Meloni, «è la soluzione per una partecipazione più attiva delle donne».
Ma il timore è il voto segreto: forse il rinvio ha evitato una bocciatura a ridosso dell'8 marzo. «Mi batterò in ogni modo per evitare il voto segreto», giura il capogruppo Pd Giampaolo Diana, che per il resto addebita alle divisioni in maggioranza «il tempo prezioso perso sulla legge elettorale». «Ora l'urgenza è la Finanziaria», fa notare da Sel Luciano Uras, «la legge elettorale si può fare in mezza giornata anche durante la sessione di bilancio, se c'è intesa».
LA PROPOSTA Addirittura in poche ore, dice il capogruppo Idv Adriano Salis: «Basta tornare al testo approvato in commissione Autonomia e inserire la preferenza di genere». Quella proposta era stata mutilata dai partiti con lo stralcio della prima parte, sui rapporti Giunta-Consiglio, e dell'ultima, sui conflitti di interessi. Paolo Maninchedda (Psd'Az) aveva lasciato la presidenza della commissione proprio contro un voto che snaturava l'equilibrio della legge. Si disse che alleggerendola si sarebbe potuto approvarla in fretta, ma non è andata proprio così.
Giuseppe Meloni

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