«Siamo in attesa di una risposta dal ministero delle Finanze sul quadro normativo per l'azzeramento delle tasse sul carburante». Giuseppe Marini, del movimento Terra libera, ha trascorso la giornata di ieri, con altre venti persone dei comitati per la zona franca, dentro la raffineria della Saras di Sarroch, in attesa di chiudere una partita che però è ancora bloccata: sarà il ministero competente a stabilire la quota di abbattimento di dazi, accise e iva. Motivo per cui dalla Saras fanno sapere che «l'azienda lavora e si impegna nel territorio nel pieno rispetto delle norme vigenti. Se dovesse concretizzarsi una modifica del quadro legislativo, Saras come sempre si adeguerà ».
«Non ce ne andiamo finché non avremo certezze», ha detto Marini. La richiesta nei confronti della raffineria è arrivata dopo la comunicazione fatta dal presidente Cappellacci che «ha dato attuazione al decreto legislativo 75 sulla zona franca integrale». Una giornata lunga iniziata con una visita all'ufficio della Dogana «per verificare se avessero avuto comunicazione dalla Regione», ha detto il portavoce del movimento, «ma abbiamo scoperto che non era stato mandato nulla».
Da segnalare anche la richiesta, protocollata da Marini alla presidenza della Regione, per «la riapertura dell'Agenzia sarda delle entrate e la chiusura immediata di Equitalia». I motivi addotti da Marini sulla necessità di questa azione stanno «nell'atteggiamento vessatorio da parte di Equitalia e nella possibilità di mantenere nell'Isola parte del gettito fiscale». La volontà espressa dal movimento Terra libera e dai comitati per la zona franca è «dare una speranza alle tante persone che soffrono e patiscono la crisi», ha sottolineato Marini, «la più importante è vedere la colonnina del distributore col prezzo abbassato». Il presidio all'interno della raffineria continua: «Non possiamo abbandonare fino a quando non arriveranno notizie positive da Roma».
Matteo Sau
