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L'unione sarda. Lai: «Congresso subito»

Monito del segretario alla direzione: serve una scossa immediata, o intercettiamo la voglia di cambiamento o perdiamo le Regionali

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Quanto l'hanno preso in giro Bersani, sui media, per aver detto «siamo primi ma non abbiamo vinto»: eppure per il Pd sardo sarebbe già un passo avanti, fa notare Giulio Calvisi. «Non possiamo neppure dire di essere arrivati primi», ammette intervenendo a Oristano alla direzione regionale del partito: «Alla Camera Grillo è finito davanti a tutti, con quei voti alle Regionali eleggerebbe il governatore».
È la foto della paura che si è impadronita dei democratici isolani, dopo le Politiche. Silvio Lai apre le sei ore di autocoscienza (in diretta web, per la prima volta) senza spargere zucchero sulla pillola: «Speravamo in un risultato migliore, anche se in altre regioni il Pd è andato peggio che nell'Isola».
IL NODO Ha vinto, aggiunge Lai, «la richiesta di cambiamento». Solo che il Pd non l'ha intercettata: «Ma non si tratta di inseguire Grillo. Dobbiamo saper orientare verso la costruzione, non solo la denuncia». Ora c'è il rischio di sconfitta alle Regionali: «Il crollo Pdl paradossalmente rafforza Cappellacci, quasi certamente ricandidato. Anche M5S avrà più facilità di noi per scegliere il leader». Pratica che il centrosinistra invece di solito sbriga con fatica: «Se stavolta non lo evitiamo rischiamo di sprecare una grande occasione». Da qui la proposta: «Serve una scossa. Subito il congresso, portiamo in campo nuove energie».
I TEMI Si riparla così di Pd sardo, benché Giuseppe Pirisi faccia notare che i partiti più «sardi» non sono stati premiati dal voto. Sulle ragioni della delusione elettorale c'è chi incolpa la campagna sbagliata da Bersani, chi - per prima la presidente Valentina Sanna - valuta il peso delle scelte sulle liste, apparse un tradimento delle primarie. Abbastanza in linea con Lai, raccolgono consenso le parole di una giovane, Michela Mura da Sestu: «Non abbiamo saputo interpretare le istanze di rinnovamento, abbiamo predicato bene ma razzolato male». Sintesi così efficace che Renato Soru, subito dopo, di fatto rinuncia a parlare: «Se il Pd perderà ragazze come lei - chiosa - perderà la speranza».
LE COLPE «Questa sconfitta ci coinvolge tutti», ammonisce il capogruppo consiliare Giampaolo Diana. «Abbiamo lasciato a Grillo temi come informatizzazione, ambiente, reddito di cittadinanza». Per il futuro, la vicesegretaria Francesca Barracciu invita a «pacificare il partito dove ancora ci si fa la guerra, altrimenti il prossimo congresso sarà solo una conta». Mario Bruno auspica un'opposizione più incisiva in Regione.
Per Chicco Porcu «bisogna scegliere rapidamente il leader per le Regionali». E poi «c'è un tempo per dividersi e uno per stare uniti, e questo è il momento dell'unità: strani certi distinguo, oggi, nell'area bersaniana», osserva il consigliere renziano.
IL CASO Spunta anche il caso della Fondazione Banco di Sardegna: Guido Melis ribadisce il no all'eventuale presidenza di Antonello Cabras (assente), anche Valentina Sanna chiede che «si scelga dove si vuole stare: negli organi di partito o in un'Authority o una banca». Eppure un giovane assessore, Gianluigi Piras, trova «squallido» l'attacco di Melis, mentre Giacomo Spissu condanna «chi fa credere che il partito decida queste nomine: non è così».
«Ci rivediamo presto», chiude Lai, e sulle sue parole sfuma la diretta streaming che ha consentito ai militanti di seguire la riunione dal computer di casa. Con qualche carenza di segnale: quando saltava la linea si intrometteva Vasco Rossi che voleva «dare un senso a questa storia che un senso non ce l'ha». Pure lui.
Giuseppe Meloni

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